<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Storie a pois]]></title><description><![CDATA[Uno spazio dedicato alle storie e alla scrittura autobiografica. ]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZtSN!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png</url><title>Storie a pois</title><link>https://robertamarasco.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 04 Nov 2026 10:01:07 GMT</lastBuildDate><atom:link href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Ffeed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Roberta Marasco]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[robertamarasco@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[robertamarasco@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Roberta Marasco]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Roberta Marasco]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[robertamarasco@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[robertamarasco@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Roberta Marasco]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[La sindrome dello strofinaccio e la felicità a priorità zero]]></title><description><![CDATA[O dell&#8217;abitudine di pensare a se stesse solo dopo avere pensato a tutti gli altri, di essere felici solo se gli altri lo sono un po&#8217; pi&#249; di te]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/la-sindrome-dello-strofinaccio-e</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/la-sindrome-dello-strofinaccio-e</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 18:02:25 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F41dd0994-10ab-4d70-a1f2-9fe1502b0092_640x416.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Mia nonna era una giornalista e uno spirito libero e indipendente. Viaggiava, se l&#8217;&#232; sempre cavata da sola, teneva un taccuino su cui annotava gli hotel in cui alloggiava per lavoro, con l&#8217;intenzione un giorno di tirarne fuori un libro. Negli anni Quaranta, quando aveva annunciato di volersi sposare, il padre le aveva imposto una sola condizione: che prima terminasse l&#8217;universit&#224;. <strong>Ho imparato molto da lei, che pure non si sarebbe mai definita femminista, anzi, probabilmente avrebbe anche un po&#8217; storto il naso, dietro la sua tazzina da caff&#232; con il bordo dorato. </strong>Fra i tanti insegnamenti che mi ha lasciato, colti al volo mentre preparava la valigia fra un viaggio e l&#8217;altro, ce n&#8217;&#232; uno che con gli anni ha assunto una vita tutta sua. </p><p><strong>&#8220;Quando c&#8217;era tuo nonno&#8221;</strong> mi confid&#242; mia nonna quando ero bambina, <strong>&#8220;all&#8217;ora in cui stava per tornare a casa tenevo sempre uno strofinaccio vicino alla porta, e mi assicuravo di averlo in mano prima di aprire. Mai farsi trovare senza far niente da un uomo.&#8221;</strong> Ricordo che lo disse con un sorriso complice, come se mi trasmettesse un segreto importante, di cui fare buon uso. </p><p><strong>Nel corso degli anni, senza che me ne accorgessi, quello strofinaccio &#232; rimasto l&#236; in agguato, pronto da esibire a un eventuale compagno. &#200; lo stesso strofinaccio che per anni mi ha impedito di lavorare senza sentirmi in colpa perch&#233; sottraevo tempo agli equilibri domestici</strong> e che ancora adesso mi obbliga a farlo con tutte le antenne tese, in modo da non lasciarmi sfuggire quel che succede in casa, con un occhio all&#8217;agenda di famiglia e uno all&#8217;orologio, nel caso qualcuno debba uscire e sia in ritardo. <strong>&#200; anche lo stesso strofinaccio che mi ha impedito di scrivere per anni, perch&#233; scrivere, senza alcuna garanzia di una pubblicazione, era qualcosa che avrei fatto solo per me. </strong></p><p>Ed &#232; tristemente d&#233;mod&#233;, una di quelle cose che non appena le racconti saltano su a dirti che ti piangi addosso e che sei tutta sbagliata. E a dire il vero l&#8217;hai anche superata, almeno in parte. <strong>Hai imparato a sederti sul divano senza far niente mentre gli altri in famiglia si danno da fare attorno a te, ma suona ancora come una rivendicazione in odore di egoismo, a essere del tutto sincera. </strong>Un diritto ancora da acquisire, un senso di colpa da tenere a bada. Ed &#232; ancora molto pi&#249; facile pensare solo ai fatti tuoi quando fra le pareti della palestra o della biblioteca, o perfino nella macchina per la risonanza magnetica, dove nessuno ti pu&#242; raggiungere tanto facilmente.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/64b21ae5-7c2d-410a-9de4-140b3fab0b9e_720x960.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9d1664f0-62f5-4be9-855a-71c893e5df4b_727x540.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Lo strofinaccio ufficiale della Sindrome dello Strofinaccio&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bc212c81-fe6c-4a8c-830a-ac9bf35966ba_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p><strong>&#200; quello strofinaccio che mi ha convinta che il valore di una donna si misuri sulla sua capacit&#224; di essere stanca e felice comunque, che essere felice e riposata fosse un ossimoro o un peccato da scontare. Che si potesse essere felice solo quando tutti gli altri lo erano un po&#8217; di pi&#249; di te. </strong>Che si poteva essere moderatamente soddisfatte solo dopo avere esaurito tutte le esigenze altrui e che ti avrebbero guardata con pi&#249; simpatia se eri stanca e sfinita, piuttosto che rilassata e appagata. <strong>Perch&#233; i bisogni degli altri non finiscono mai e se aspetti che succeda, ti prenderai cura di te e del tuo piacere solo quando sarai troppo stanca e spossata per farlo.  </strong></p><p><strong>La felicit&#224; delle donne &#232; ancora un lusso malvisto, sinonimo di egoismo, di vuoto. </strong>&#8220;C&#8217;&#232; qualcosa che non va con tuo marito?&#8221; chiese la madre di un&#8217;amica, quando lei le raccont&#242; che era uscita una sera solo fra donne. Con il tempo, mi sono arrivati tanti racconti, tante alternative allo strofinaccio, che acquistavano a poco a poco un significato diverso. A una presentazione mi raccontarono dell&#8217;abitudine della madre di <strong>spostare indietro l&#8217;orologio di mezz&#8217;ora, perch&#233; il marito non si arrabbiasse se al rientro non trovava la cena pronta. Che cos&#8217;era quella mezz&#8217;ora da cancellare, da rubare, se non la traccia rimasta del tempo dedicato a s&#233;?</strong></p><p><strong>Quante volte le vite delle donne si interrompono, nel momento in cui un uomo entra in casa? </strong>Quante pensano che sia normale riagganciare subito il telefono, mostrarsi attive in qualche modo, alzarsi di scatto dal divano, smettere di fare quello che stavano facendo (o non facendo), se lo stavano facendo solo per s&#233;? Un&#8217;amica mi ha raccontato di avere iniziato a leggere grazie al cellulare. Non si sarebbe mai seduta a leggere sul divano di casa propria, ma farlo in piedi, mentre cucinava, le sembrava pi&#249; facile da inserire nella routine domestica. <strong>Le conferiva un&#8217;aria meno oziosa, quindi meno egoista</strong>. Gli esempi si moltiplicano, dal &#8220;Lo dico a te perch&#233; tuo marito sta lavorando&#8221; quando stai lavorando anche tu. Al &#8220;Oggi tocca finalmente a te stare con tuo figlio&#8221; sputato dalla macellaia che di solito vedeva tuo marito. Dalla donna che mi scrisse di essersi resa conto che non sapeva accendere la televisione di casa, perch&#233; non si era mai seduta sul divano a guardarla. Alla donna che mi raccont&#242; che si svegliava prima e infilava i calzini del marito nel microonde, perch&#233; lui non urlasse quando non li trovava al momento di vestirsi. <strong>Dalla donna che mi confid&#242; di avere sperato in una malattia grave, solo per potersi rifugiare in ospedale dove nessuno poteva pretendere niente da lei. Alla donna che mi scrisse che era cos&#236; abituata a non essere ascoltata e capita, che nel momento in cui inizi&#242; a uscire di casa e scopr&#236; che gli altri le rispondevano quando parlava, non riusciva a crederci. </strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstackcdn.com%2Fimage%2Ffetch%2F%24s_%2110hb%21%2Cf_auto%2Cq_auto%3Agood%2Cfl_progressive%3Asteep%2Fhttps%253A%252F%252Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%252Fpublic%252Fimages%252F33e82d3e-8bea-42d5-88f9-ceaae69a1342_512x800.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!10hb!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F33e82d3e-8bea-42d5-88f9-ceaae69a1342_512x800.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" 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Non puoi distrarti mai, sei la persona che cura, che guarisce, che ricuce gli strappi, previene ogni tensione, soffoca i conflitti, spegne la violenza o la subisce, per sviarla dagli altri. <strong>Ti interroghi di continuo su quello che potresti avere sbagliato, su quello che non hai fatto e che dovresti fare.</strong> Stendi mentalmente le giustificazioni per ogni tua azione, pronta a esibirle in caso di necessit&#224;. Che cosa mi sto dimenticando? si chiede costantemente una parte del mio cervello. Quale cosa importantissima mi &#232; completamente uscita di mente? </p><p>Quando ho sentito <strong>Presley Gerber, il figlio di Cindy Crawford</strong>, descrivere il suo stato d&#8217;animo come la sensazione continua che ci sia un&#8217;onda enorme sul punto di investirlo, ho pensato che se avessi dovuto descrivere il mio, avrei detto che era <strong>la sensazione di essermi dimenticata di avvertire qualcuno che stava per essere investito da un&#8217;onda enorme.</strong> Di non avere in mano lo strofinaccio nel momento in cui aprivo la porta alle persone della mia vita.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se ancora non sei iscritto, puoi farlo gratuitamente.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p>Ogni tanto in realt&#224; mi viene il dubbio che mia nonna quello strofinaccio non l&#8217;abbia mai tenuto davvero vicino alla porta. In tanti anni, del resto, io con uno strofinaccio in mano non l&#8217;ho proprio mai vista. A rifletterci bene, credo che fosse il suo modo per insegnarmi a giocare d&#8217;astuzia, per prepararmi a difendere il mio tempo, sempre. <strong>Fatti furba, voleva dirmi probabilmente, perch&#233; il tempo per te sar&#224; sempre tempo rubato.</strong> E mi ha insegnato a rubarlo. Ma quanto avrei voluto che mi avesse insegnato a prendermelo e basta. E chiss&#224;, se fosse viva ancora oggi, probabilmente lo farebbe. </p><div class="captioned-button-wrap" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/la-sindrome-dello-strofinaccio-e?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="CaptionedButtonToDOM"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se il post ti &#232; piaciuto, condividilo con qualcuno a cui potrebbe essere utile leggerlo.</p></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/la-sindrome-dello-strofinaccio-e?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fla-sindrome-dello-strofinaccio-e%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p></div><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Che cosa facciamo davanti alla rabbia dei ragazzi verso le donne?]]></title><description><![CDATA[Piccolo decalogo per combattere la misoginia e la manosfera fra gli adolescenti]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/che-cosa-facciamo-davanti-alla-rabbia</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/che-cosa-facciamo-davanti-alla-rabbia</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:27:09 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5f2ba369-7371-4653-9dc4-ebf259f2a68e_3008x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La misoginia &#232; sempre pi&#249; diffusa fra i maschi adolescenti, e se ne parla troppo poco. Lo dimostrano <strong>gli episodi avvenuti nei bagni dei licei: le liste delle compagne da stuprare e le poesie che inneggiano alla violenza sessuale</strong>. E lo dimostrano i contenuti online in cui la sopraffazione e l&#8217;insofferenza nei confronti del femminismo sono sempre pi&#249; esplicite e aggressive.</p><p>Distinguere la manosfera degli adulti da quella fra i giovani &#232; importante, perch&#233; hanno modalit&#224; e registri comunicativi differenti, perch&#233; <strong>quella fra gli adolescenti &#232; molto pi&#249; trasversale, ma soprattutto esige una risposta educativa</strong>. L&#8217;impressione per&#242; &#232; che siamo ancora tutti un po&#8217; spiazzati, ancorati a risposte che non servono pi&#249;, tentati di liquidare la faccenda come ragazzata e aspettare che crescano, quando sar&#224; molto pi&#249; chiaro, forse, ma anche pi&#249; difficile da affrontare. Ecco allora dieci spunti di riflessione che possono essere utili a chiunque abbia a che fare con gli adolescenti maschi. Perch&#233; non dovremmo scordarci mai che <strong>la manosfera (ossia quei contenuti rivolti ai maschi e caratterizzati da misoginia, omofobia e volont&#224; di rivalsa e di sopraffazione) li riguarda tutti e non aspetta che la vadano a cercare, &#232; lei che va a cercare loro</strong>.</p><h3>Uno - Ascoltare</h3><p>Quando un ragazzo dice qualcosa che non ci piace, non dimostriamogli che ha torto. Dimostriamogli che lo vediamo, che lo ascoltiamo e che quello che ha da dire ci interessa. <strong>Probabilmente sa gi&#224; quello che stiamo per spiegargli, ma non &#232; altrettanto sicuro di non essere invisibile.</strong></p><p>Qualche tempo fa un&#8217;amica mi raccont&#242; che il figlio adolescente d&#8217;un tratto se ne era uscito con una frase omofoba, pronunciata con il tono ragionevole e pacato che distingue spesso l&#8217;intolleranza dei giovani da quella pi&#249; grezza e aggressiva degli adulti (e che la rende anche pi&#249; pericolosa). Era qualcosa sul fatto che s&#236;, certo, gli uomini hanno diritto di amare chi vogliono, ma potrebbero essere pi&#249; discreti, soprattutto se ci sono bambini in giro. Il ragazzo in questione &#232; educato, intelligente, bravissimo a scuola, ma soprattutto &#232; cresciuto fra gli amici omosessuali dei genitori, in una mentalit&#224; pi&#249; che aperta e tollerante. <strong>La teoria, insomma, la conosce benissimo, come molti ragazzi della sua et&#224;. </strong>Gliel&#8217;abbiamo insegnata noi, gliel&#8217;hanno insegnata a scuola, e gliel&#8217;hanno insegnata anche i social, con buona pace di chi ci vede solo il male assoluto. Dietro quella sua frase allora doveva esserci per forza qualcos&#8217;altro. </p><p>Quando un ragazzo ci coglie alla sprovvista con un commento omofobo o misogino, con una di quelle frasi che credevamo di dover leggere solo nei commenti degli Incel sui social, <strong>la risposta secondo me non &#232; spiegargli perch&#233; sta sbagliando. Lo sa gi&#224;. La risposta &#232; ascoltarlo. Non farlo sentire invisibile</strong>, ascoltare tutto quello che ha da dirci, anche quando non ci piace. Soprattutto quando non ci piace.</p><h3>Due - Rintracciare il bisogno</h3><p>La manosfera e la misoginia non attecchiscono nel vuoto, ma fanno leva su esigenze e bisogni a cui evidentemente forniscono risposte che sembrano utili. Ecco perch&#233; &#232; importante <strong>cercare di rintracciare le domande dei ragazzi. E trovare una risposta diversa. </strong></p><p>I contenuti misogini sono spesso solo la risposta pi&#249; facile davanti alle frustrazioni e ai fallimenti di un intero sistema economico e sociale, si propongono come ricetta pratica e infallibile in un momento di ridefinizione dei ruoli di genere. Non servono a niente, insomma, se non a canalizzare la rabbia, distoglierla dai suoi veri obiettivi e usarla come arma per battaglie tutte diverse. Spesso per&#242; questi contenuti arrivano a un&#8217;et&#224; in cui &#232; necessario costruire la propria identit&#224; e trovare un posto nel gruppo. E allora diventano ancora pi&#249; efficaci e pericolosi, perch&#233; fanno leva su una necessit&#224; molto pi&#249; profonda. </p><p>Ecco perch&#233; <strong>criminalizzare e demonizzare determinati comportamenti non serve</strong>. &#200; necessario sanzionarli, riconoscerli e non togliervi importanza, ma al tempo stesso scavare pi&#249; a fondo, fino ad arrivare alla domanda che nascondono. Per riconoscerla, valorizzarla, darle tutto lo spazio e l&#8217;importanza che merita di avere.   </p><h3>Tre - Lasciamoli andare</h3><p>Avere sempre accanto a noi i nostri figli, volere sempre il meglio per loro, significa anche farli crescere con la paura di non essere abbastanza, soprattutto nel momento in cui restano da soli. Ed &#232; anche su quella paura che la manosfera costruisce i propri discorsi. <strong>Ce li teniamo troppo stretti, confondiamo la nostra identit&#224; con la loro, le nostre necessit&#224; e i nostri desideri con i loro. </strong>&#200; una generazione gentile, che non lascia i genitori fuori dalla porta come facevamo noi, che li cerca e li coinvolge. E se &#232; bellissimo costruire esperienze insieme a loro, &#232; anche necessario ricordarsi di tracciare un confine, di lasciarli liberi, di non farne la misura della nostra felicit&#224; e della nostra tristezza. </p><p>Non solo perch&#233; hanno bisogno del conflitto e del confronto, ma perch&#233; <strong>geocalizzarli, proteggerli, volerli sempre e solo felici a tutti i costi, &#232; anche un modo per farli sentire sempre un po&#8217; meno che adatti, sempre in tensione rispetto a ci&#242; che vogliamo e ci aspettiamo da loro</strong>. E perch&#233; il nostro terrore che non siano perfetti e felici rischia di trasformarsi nel loro, e non c&#8217;&#232; niente che ti faccia sentire pi&#249; sbagliato che la convinzione di qualcun altro che ti manchi sempre tanto cos&#236; per ottenere quello che vuoi. E quella insicurezza &#232; una manna dal cielo per la manosfera. </p><h3>Quattro - Lasciamo spazio all&#8217;errore</h3><p>A spingere i ragazzi verso la manosfera, con i suoi contenuti sull&#8217;uomo di successo e su come diventarlo, &#232; anche la nostra ansia nei confronti di ogni ostacolo, di ogni intoppo. Ogni volta che non concediamo abbastanza spazio all&#8217;errore e al fallimento, che li rimuoviamo e li cancelliamo all&#8217;istante, creiamo una frustrazione invisibile, un vuoto che chiede di essere riempito. <strong>Per essere la generazione che ha ripetuto pi&#249; spesso ai ragazzi che sono fantastici e meravigliosi, siamo forse anche la pi&#249; terrorizzata dai loro errori</strong>, dagli sbagli, da tutto ci&#242; che pu&#242; succedere di brutto lungo la loro strada. E quando succede, lo trasformiamo all&#8217;istante in un&#8217;occasione di apprendimento, li circondiamo di messaggi sull&#8217;importanza di rialzarsi, non fanno in tempo a toccare con il sedere per terra che li abbiamo gi&#224; tirati su di nuovo e li sproniamo a proseguire pi&#249; veloci di prima.</p><p>Imparare a sbagliare non significa necessariamente apprendere qualcosa dall&#8217;errore o trasformare le cicatrici in qualcosa di meraviglioso. A volte significa sbagliare e basta, <strong>imparare a essere anche quello, la persona che ha sbagliato, che non ce l&#8217;ha fatta, e a farla convivere con tutte le altre persone che siamo</strong>.   </p><h3>Cinque - Desiderare senza ottenere</h3><p>Nello scarto fra il desiderio e la sua realizzazione c&#8217;&#232; molto di quello di cui abbiamo bisogno per strappare gli adolescenti alla manosfera. Nella capacit&#224; di abitarlo, di non viverlo come una frustrazione, come una mancanza, ma come una tensione positiva, a prescindere dall&#8217;esito.</p><p><strong>Imparare a desiderare senza ottenere &#232; la chiave per insegnare il consenso, il rispetto e al tempo stesso per crescere ragazzi che non si misurano costantemente su quello che non hanno, ma su quello che hanno e su quello che sono.</strong></p><p></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;936bf129-3739-4524-841b-b6c248b44508&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Per cominciare mi correggo. I giovani non sono attratti dalla manosfera, in realt&#224;. Se la trovano in mano, letteralmente, nel cellulare, senza avere bisogno di andare a cercarla. Poi per&#242; ci restano, perch&#233; evidentemente vi rintracciano le risposte di cui avevano bisogno.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Siamo sicuri che sia tutta colpa dei gym bro?&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-21T07:08:32.997Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5b27be5a-d06d-4ee0-ae06-8185cf4dd38d_757x426.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/siamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:198375111,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:18,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:2505497,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZtSN!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><h3>Sei - Gestire la paura</h3><p>Il primo spazio sicuro dovrebbe essere la relazione che abitiamo, dovremmo preoccuparci di questo, invece di infestarla con le nostre paure. La paura va ascoltata e attraversata, ma ciascuno di noi dovrebbe farsi carico solo della propria, non anche di quella delle persone attorno a lui, soprattutto se quelle persone sono le stesse che dovrebbero farlo sentire al sicuro. Invece s<strong>iamo una generazione di genitori spaventati, che scarica i propri timori e le proprie ansie sui ragazzi, confondendo spesso i confini fra la preoccupazione e l&#8217;affetto</strong>, fra il nostro benessere e il loro. </p><p>&#200; una generazione cresciuta con ogni tragedia e pericolo possibile a portata di reel e di contenuto social. Li conoscono tutti, meglio di noi. Custodiscono nella memoria un catalogo infinito di incidenti, catastrofi, pandemie, drammi a chilometro zero o dall&#8217;altra parte del globo. Non abbiamo il diritto di farli vivere anche dentro la nostra preoccupazione o di usarla come alibi per ogni nostra decisione. </p><p>Perch&#233; <strong>anche da questo bisogno di sicurezza, da questa necessit&#224; di mettere un freno alla paura nasce la loro intransigenza</strong>, il rigore dei loro atteggiamenti pi&#249; violenti e antidemocratici, insieme all&#8217;abitudine a incastrarsi nelle norme altrui pi&#249; di quanto abbiamo mai fatto noi, e pi&#249; di quanto sia auspicabile di questi tempi. </p><h3>Sette - Chiamare in causa i padri</h3><p>La manosfera non &#232; colpa del femminismo, come vogliono farci credere, ma del vuoto che vi risuona accanto. Dove sono i padri quando le madri cercano di crescere uomini pi&#249; rispettosi e gentili? <strong>Dove sono le figure maschili quando si parla di consenso, di emozioni, di omofobia e di misoginia?</strong></p><p>Il femminismo non &#232; riuscito a includere i maschi adolescenti nel proprio discorso e se li ha fatti sentire sbagliati, se si &#232; lasciato dietro tanta insofferenza e tanto risentimento, qualcosa probabilmente poteva fare meglio. Benissimo, correggiamo la rotta e troviamo un modo diverso. Ma soprattutto colmiamo il vuoto lasciato dai padri e dalle figure maschili, quel vuoto che solo i padri e le figure maschili possono colmare. </p><p>&#8220;Il ruolo del padre nel finale&#8221; &#232; stata <strong>la risposta di mio figlio, quando gli ho chiesto che cosa gli fosse piaciuto di pi&#249; in </strong><em><strong>Questo messaggio &#232; stato eliminato</strong></em>. Chiamiamo in causa i padri, allora, perch&#233; &#232; di loro che abbiamo bisogno per costruire un maschile pi&#249; sano, che non pu&#242; essere deciso da nessun altro se non dai ragazzi e dagli uomini.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstackcdn.com%2Fimage%2Ffetch%2F%24s_%21XP9J%21%2Cf_auto%2Cq_auto%3Agood%2Cfl_progressive%3Asteep%2Fhttps%253A%252F%252Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%252Fpublic%252Fimages%252F44304ea1-33dd-4c94-a844-a3e804c04244_307x388.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XP9J!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F44304ea1-33dd-4c94-a844-a3e804c04244_307x388.jpeg 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" 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E loro pretendono sanzioni che non arrivano, che noi adulti non siamo in grado di garantire. <strong>Abbiamo fatto i discorsi giusti, ma non abbiamo cambiato il mondo di conseguenza, e loro lo sanno. </strong> </p><p>Tempo fa una ragazza mi raccont&#242; che un uomo si era masturbato davanti a lei sul treno. &#8220;Mi fissava, guardava proprio me&#8221; ricordo che mi disse. &#8220;E nessuno faceva niente.&#8221; Le ho detto subito che lei non c&#8217;entrava nulla. &#8220;S&#236;, lo so, me l&#8217;ha detto anche mia madre&#8221; mi ha risposto. E poi mi ha guardata, come a dire, la teoria la so, grazie, ma in pratica che cosa cambia? <strong>Sanzionare i comportamenti violenti, assumersi le proprie responsabilit&#224; anche come gruppo, intervenire quando &#232; necessario, prenderci cura gli uni degli altri, </strong>significa tessere una rete di sicurezza che pu&#242; rivelarsi la prima arma contro ogni abuso. E al tempo stesso significa <strong>valorizzare e promuovere la cura</strong>, che &#232; l&#8217;antidoto migliore alla violenza.</p><h3>Nove - Imparare</h3><p>Dai videogiochi alla musica trap, dal mondo dei gym bro e dell&#8217;ossessione per i muscoli a quello dei social: e se invece di averne paura, di considerarli nemici da combattere, provassimo a conoscerli un po&#8217; meglio, a scoprire che cos&#8217;hanno da insegnarci, sui ragazzi e sul loro sguardo sulla vita e magari anche su di noi? <strong>Siamo proprio sicuri di conoscere tutto quello che ci sembra cos&#236; sbagliato fra i ragazzi? </strong>Di non avere qualcosa da imparare e da scoprire anche l&#236;, fosse anche solo per capire che non abbiamo capito niente?  </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se gli argomenti affrontati ti interessano, puoi iscriverti.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><h3>Dieci - Parlarne</h3><p>L&#8217;aumento della misoginia fra i ragazzi dovrebbe essere argomento di conversazione ovunque e invece ne stiamo parlando ancora troppo poco. Cos&#236; come parliamo ancora troppo poco della diffusione dell&#8217;estrema destra fra le generazioni pi&#249; giovani. Eppure le cronache riportano tutte le notizie di cui non avremmo bisogno, chi vive a contatto con i ragazzi lo vede succedere ogni giorno. <strong>Fingere che non stia succedendo non servir&#224; a farlo scomparire, solo a renderlo inevitabile.</strong></p><p>Anche per questo ho scritto <em>Questo messaggio &#232; stato eliminato</em>, per raccontare la manosfera dal punto di vista di un quattordicenne che si sente invisibile, che si sente compreso solo dalla IA e dai videogiochi, finch&#233; un sondaggio &#8220;sessista&#8221; non diventa virale e porta la violenza alle sue estreme conseguenze. L&#8217;ho scritto nella speranza che fosse <strong>un modo per conoscere meglio i ragazzi, per farli sentire meno invisibili e soprattutto per creare un terreno comune, in cui cogliere l&#8217;occasione anche solo di stare, insieme</strong>.</p><p>Per gli insegnanti che volessero portarlo a scuola e ricevere il materiale didattico, potete scrivere a me o a progettoscuole@mondadori.it. Sar&#242; felicissima di essere d&#8217;aiuto, se posso. </p><div class="captioned-button-wrap" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/che-cosa-facciamo-davanti-alla-rabbia?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="CaptionedButtonToDOM"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se il post ti &#232; piaciuto, puoi condividerlo, ne sar&#242; felice.</p></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/che-cosa-facciamo-davanti-alla-rabbia?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fche-cosa-facciamo-davanti-alla-rabbia%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Siamo sicuri che sia tutta colpa dei gym bro?]]></title><description><![CDATA[Alcune riflessioni scomode sul ruolo dei genitori e degli adulti nell'attrazione dei giovani per la manosfera]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/siamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/siamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Thu, 21 May 2026 07:08:32 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5b27be5a-d06d-4ee0-ae06-8185cf4dd38d_757x426.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Per cominciare mi correggo. I giovani non sono attratti dalla manosfera, in realt&#224;. Se la trovano in mano, letteralmente, nel cellulare, senza avere bisogno di andare a cercarla. Poi per&#242; ci restano, perch&#233; evidentemente vi rintracciano le risposte di cui avevano bisogno. </p><h4>Il fascismo gelido dei quindicenni</h4><p>E in tutto questo, gli adulti che ruolo hanno? I romanzi non danno risposte, raccontano storie, ma in <em>Questo messaggio &#232; stato eliminato </em>volevo tratteggiare un ritratto pi&#249; realistico possibile della situazione in cui si trovano i giovani, quindi mi sono posta una serie di domande &#8220;scomode&#8221;, anche e soprattutto per me. Io uno di quei giovani ce l&#8217;avevo in casa e <strong>no, tutti i miei discorsi femministi a tavola non erano serviti affatto</strong>. Anzi, forse avevano ottenuto perfino l&#8217;effetto contrario. Ma non la si poteva neanche catalogare solo come ribellione passeggera, perch&#233; in quei discorsi, in quell&#8217;umorismo, in quell&#8217;omofobia e in quella misoginia dai tratti gelidamente e sottilmente violenti, ci si ritrovavano tutti i suoi coetanei. Fatta forse eccezione per quei pochi (pochissimi) che si sentivano pi&#249; a loro agio fra gli slogan inclusivi e le rivendicazioni di sinistra. </p><p>La mamma femminista e di sinistra, insomma, non bastava a spiegare tutti quei discorsi e i video che stendevano un tappeto rosso alla dittatura del futuro. Una violenza gelida, dicevo, perch&#233; non ha i contorni rozzi che ci si aspetterebbe. <strong>Quello dei quindicenni &#232; un fascismo molto educato, freddo, razionale. Parla di meriti, di risultati, di efficienza. &#200; il fascismo del successo, che discrimina tutto ci&#242; che &#232; in odore di fallimento. Il fascismo della forza, che discrimina tutto ci&#242; che &#232; debole. </strong>E noi adulti attorno a loro, che ci scandalizziamo e ce la prendiamo con la trap e i gym bro, che facciamo intanto?</p><h4>Sei meraviglioso, perch&#233; lo dico io</h4><p>Siamo una generazione di genitori spaventati, che vuole poter localizzare i figli in qualunque momento, che li cresce con il terrore dello sbaglio, dell&#8217;intoppo, dell&#8217;errore. Ripetiamo loro che sono meravigliosi e fantastici, ma pretendiamo di sapere che cosa c&#8217;&#232; nel loro cellulare, li vogliamo con noi nella foto del profilo, inondiamo i social di video madre e figlia best friends, che fanno balletti e plank tali e quali, non fosse per quei trent&#8217;anni di mezzo. Ed &#232; bellissimo, certo, perch&#233; <strong>loro sono una generazione gentile, affettuosa, premurosa, e noi siamo affamati di quella gentilezza e ce la prendiamo tutta quanta, senza pensare a che cosa significa per nostro figlio essere diventato un pezzo cos&#236; importante della nostra felicit&#224; e della nostra identit&#224;. </strong>Quale responsabilit&#224; abbiamo addossato ai ragazzi nel momento in cui li abbiamo convinti che erano meravigliosi sempre e comunque, mentre li costringevamo a studiare cinese alle elementari e si ritrovavano con il pettorale di una corsa al primo sprint un po&#8217; riuscito. Perch&#233; il messaggio non era &#8220;sarai meraviglioso sempre e comunque&#8221;. Diciamocelo. Il messaggio era &#8220;sarai meraviglioso sempre e comunque perch&#233; sarai in prima fila nel balletto e nella foto della scuola con il premio per la migliore poesia dedicata alla mamma e al pap&#224;&#8221;. E loro lo sanno. </p><h4>Il successo &#232; l&#8217;unica alternativa valida</h4><p>In tutto questo nostro modo affannato di essere genitori, di attutire le cadute, di cancellare ogni fallimento, non siamo forse i primi ad avere reso il successo tanto importante nella loro vita? Prima dei guru social che lo misurano in flessioni e visualizzazioni? <strong>Se abbiamo sminuito, consolato, azzerato e cancellato dall&#8217;album di famiglia ogni fallimento, come possiamo pretendere che loro li sappiano accogliere, che cerchino qualcosa di diverso dal successo a tutti i costi?</strong> Stai attento a quello che vuoi, perch&#233; potresti ottenerlo, come si dice. E infatti i ragazzi adesso vogliono il successo, ma no, non va bene lo stesso, perch&#233; non &#232; esattamente quello che avevamo in mente per loro. Se li controlliamo costantemente, se misuriamo ogni loro passo mentre ci facciamo portare sulle loro spalle, come pretendiamo che si muovano comodamente dentro la propria identit&#224;? </p><p>Non stupisce quindi che gli adolescenti siano diventati bravissimi a dirci esattamente quello che vogliamo sentire, a comportarsi esattamente come vogliamo che si comportino. Perch&#233; intuiscono che non c&#8217;&#232; posto, nella relazione con i genitori, per quello che non ci piace di loro. Che <strong>deludere le aspettative di genitori che ti considerano perfetto non &#232; pi&#249; solo un gesto di ribellione, ma una dimostrazione di fallimento</strong>. E se con i genitori non puoi mostrarti come sei davvero, allora inevitabilmente ti senti sbagliato, invisibile, inascoltato. Non ti senti amato per quello che sei, ma per quello che dovresti essere.</p><h4>Nella manosfera c&#8217;&#232; posto per te</h4><p>Nella manosfera no. <strong>Nella manosfera c&#8217;&#232; posto per la tua sofferenza, perch&#233; un vero uomo si sforza e soffre e fa fatica. Nella manosfera c&#8217;&#232; posto per i tuoi errori, perch&#233; sono la strada verso il successo. </strong>Nella manosfera c&#8217;&#232; qualcuno che ti traccia una strada davanti che appartiene solo a te e che al tempo stesso ti fa sentire parte di un gruppo. Il femminismo, che ripete ai ragazzi che dovrebbero piangere e mostrare le loro emozioni, gettandoli fra i pari come bistecche insanguinate fra i leoni, &#232; spacciato, al confronto.</p><p>E infine, la colpa pi&#249; grande, secondo me. <strong>Gli adulti non sanzionano davvero i comportamenti che dicono di trovare inaccettabili. </strong>Come possiamo rimproverare gli adolescenti per la loro misoginia, quando sono circondati da volti noti e meno noti che hanno fatto strada proprio grazie a quella misoginia, che sono stati ritenuti colpevoli di violenza e restano l&#236;, intoccati e intoccabili, a dimostrare che si pu&#242; fare? Perch&#233; ce la prendiamo con la musica trap e non con i cinquantenni incravattati che guardano le ragazzine per strada come se fossero un pezzo di carne in macelleria? </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstackcdn.com%2Fimage%2Ffetch%2F%24s_%21fgS9%21%2Cf_auto%2Cq_auto%3Agood%2Cfl_progressive%3Asteep%2Fhttps%253A%252F%252Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%252Fpublic%252Fimages%252F2509aab3-0433-4361-bda0-16a8191afacd_307x388.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fgS9!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2509aab3-0433-4361-bda0-16a8191afacd_307x388.png 424w, 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width="307" height="388" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2509aab3-0433-4361-bda0-16a8191afacd_307x388.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:388,&quot;width&quot;:307,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:106354,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/i/198375111?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2509aab3-0433-4361-bda0-16a8191afacd_307x388.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" 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E che un giorno &#232; coinvolto in un sondaggio &#8220;sessista&#8221; e si ritrova con tutto il mondo contro. </strong>Perch&#233; l&#8217;alternativa alla manosfera non passa solo dal femminismo, secondo me, non passa neanche dalla gentilezza e dalle emozioni, per quanto preziose siano. Passa dalle figure maschili e paterne di riferimento, da tutti quei padri e quegli uomini distratti, assenti o troppo esigenti, che dovrebbero tornare al centro della vita dei ragazzi e vederli davvero. Passa dall&#8217;ascolto, dall&#8217;esempio, dall&#8217;errore, dai fallimenti vissuti senza paura, passa dal racconto di s&#233; e dalla certezza che ci sia sempre qualcuno a cui interesser&#224; ascoltarlo.   </p><p><em>Questo messaggio &#232; stato eliminato</em> esce il 2 giugno, edito dal Battello a Vapore, e potete gi&#224; ordinarlo in libreria o sugli <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2Fquestomessaggio">store online</a>. </p><div class="captioned-button-wrap" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/siamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="CaptionedButtonToDOM"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se queste righe ti sono piaciute, condividile, ne sar&#242; felice.</p></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/siamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fsiamo-sicuri-che-sia-tutta-colpa%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se vuoi ricevere le prossime newsletter, iscriviti gratuitamente a Storie a pois</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[V come Manosfera ]]></title><description><![CDATA[&#200; importante spiegare la manosfera, in classe, in famiglia, ovunque sia necessario renderla visibile]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/v-come-manosfera</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/v-come-manosfera</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Sun, 03 May 2026 11:26:46 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc6c7c6ef-794a-46b2-8e04-cad15e8e8ff3_1920x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Cinque V per spiegare il pi&#249; facilmente possibile la manosfera, per raccontarla e cercare di capirla. E 3 C per individuare insieme un&#8217;alternativa. Parlarne, cercare il confronto, le strade possibili, riappropriarsi di un terreno di scambio che altrimenti rischiamo di delegare a istanze misogine sempre pi&#249; violente e pericolose.</p><h4>Visibilit&#224;</h4><p>La manosfera non &#232; pi&#249; cosa da deep web, a cui si accede solo dopo avere digitato password segretissime ed essere entrati in spazi virtuali oscuri e riservati, dove tutto &#232; lecito. No, la cultura misogina che la sorregge &#232; sempre pi&#249; visibile, sempre pi&#249; sfacciata, negli scopi e nei modi. Non c&#8217;&#232; bisogno di andarla a cercare, &#232; lei che viene a cercare te, soprattutto se sei maschio e adolescente. Te la ritroverai nei social, sotto forma di video umoristico su come rendere innocua una ragazza o di consiglio per avere una mascella pi&#249; definita e addominali da culturista. Tutto ci&#242; che un tempo era clandestino e oscuro, adesso &#232; visibile e avviene alla luce dei social.</p><h4>Vittimismo</h4><p>&#200; il tratto comune pi&#249; facile da riconoscere. Gli uomini che si identificano nei contenuti della manosfera si giocano quasi sempre la carta del vittimismo. Gli uomini bianchi etero sono i veri discriminati oggi. Usati dalle donne, che hanno il potere di sceglierli e di scartarli. Rovinati dalle femministe, dalle denunce false e dalle ex mogli dopo un brutto divorzio. In testa alle classifiche dei suicidi e delle morti per lavoro. Gli unici ad andare in guerra e a rischiare davvero la vita quando &#232; necessario. Non importa se gran parte dei diritti che rivendicano (anche giustamente) sono negati loro proprio dalla societ&#224; che le femministe vorrebbero cambiare e da quello stesso sistema di potere che invece la manosfera si ostina a sostenere. Non importa se la vera causa delle loro difficolt&#224; &#232; un modello economico insostenibile, di cui si alimenta la stessa manosfera. Queste contraddizioni non sono importanti, perch&#233; il vittimismo offre una via di fuga perfetta dalla crisi e dalla paura del malessere che si attraversa. Non risolve un bel niente, ma ti illude di s&#236;.  </p><h4>Vincolo</h4><p>Follower, gesti, codici comuni, la sensazione di appartenere finalmente a qualcosa, di poter accedere a un mondo in cui non sei costantemente giudicato. La manosfera &#232; anche (se non soprattutto) una questione di appartenenza, offre un orizzonte, restituisce una possibilit&#224; di futuro, insieme alla convinzione di avere il controllo su quel futuro. La manosfera si nutre soprattutto di solitudine. Per i ragazzi, che sono bersagliati da discorsi femministi spesso fraintesi, e in cui finiscono per farsi carico delle colpe dei maschi adulti che li hanno preceduti, la manosfera &#232; un luogo in cui la mascolinit&#224; acquista contorni meno angoscianti e sgradevoli. &#200; un luogo in cui tornare ad avere un ruolo, un pezzetto di quel potere collettivo maschile a cui non sembra ancora esistere un&#8217;alternativa che non sia l&#8217;invisibilit&#224;.</p><h4>Virilit&#224;</h4><p>Se l&#8217;unica strada per sfuggire all&#8217;etichetta di maschio &#8220;tossico&#8221; sembra essere appiccicarsi addosso quella del maschio &#8220;sensibile&#8221; (che nel mondo dei pari ti rende ancora carne da macello), la manosfera offre un&#8217;alternativa. La manosfera parla di successo, di sforzi e ricompense, di rivincite, prende i tuoi obiettivi e i tuoi sogni, e te li mette a portata di mano. Quello che non dice, ovviamente, &#232; che quei sogni in realt&#224; sono il prodotto della stessa manosfera. Ecco dunque che la virilit&#224; acquista connotazioni ben precise, ne esiste solo una possibile: l&#8217;uomo ideale &#232; l&#8217;uomo forte e di successo, che protegge la propria famiglia e si fa carico del suo sostentamento materiale. S&#236;, esattamente il modello da cui nascono le insoddisfazioni che hanno portato l&#236; molti uomini, ma non importa. Se vuoi, puoi, ecco l&#8217;unico discorso che conta. </p><h4>Violenza</h4><p>Se l&#8217;uomo di successo &#232; quello che non ha bisogno di chiedere, che non accetta un No come risposta, il passo che lo separa dalla violenza &#232; breve. Se l&#8217;uomo vero &#232; quello che protegge la sua donna, significa che la donna &#232; in pericolo per definizione, ogni volta che si avventura nello spazio pubblico da sola. Non stupisce quindi la necessit&#224; della manosfera di sminuire, ridicolizzare e negare la violenza contro le donne. Di ridurla a una fissazione, una bugia, un&#8217;arma contro gli uomini. La violenza sulle donne &#232; un tassello fondamentale del sistema di potere attuale, che poi &#232; lo stesso che la manosfera, consapevolmente o meno, si affanna a mantenere in vita. </p><p><em>Questi sono alcuni tratti ricorrenti nella manosfera. Una volta che l&#8217;abbiamo riconosciuta, quale strada abbiamo davanti per offrire un&#8217;alternativa, soprattutto ai ragazzi? Ecco tre punti per provare a rifletterci insieme. </em></p><h4>Collettivit&#224;</h4><p>Se la solitudine &#232; ci&#242; di cui si nutre la manosfera, il primo obiettivo sar&#224; cercare di combatterla. Ascoltare i ragazzi, arrivare al fondo delle loro richieste e del loro pensiero, anche quando non ci piace, <em>soprattutto </em>quando non ci piace. Ogni volta che un ragazzo ha da dirci qualcosa che ci costa fatica ascoltare, l&#236; si nasconde un&#8217;occasione di incontro, un ponte da gettare. </p><p>La societ&#224; ha il dovere di creare spazi di aggregazione in cui i ragazzi possano ritrovarsi, instaurare dinamiche nuove, uscire dall&#8217;isolamento, se necessario. Non possiamo delegare tutto alla scuola e farne l&#8217;unico spazio di intervento possibile. Bisogna creare altre occasioni, altri spazi, mantenerli in vita, fare in modo che assomiglino ai ragazzi, non a noi.</p><h4>Cura</h4><p>La cura &#232; un&#8217;occasione meravigliosa per costruire un&#8217;identit&#224; diversa, maschile e femminile. Riabilitarla, raccontarla in modo diverso, renderla un territorio in cui ritrovarsi, in cui costruire quella collettivit&#224; di cui sopra, e in cui esprimere e riscoprire le proprie capacit&#224;. Se la cura smette di essere invisibile e diventa un valore, anche sociale, ci guadagnano tutti, individui e societ&#224;. </p><h4>Coraggio</h4><p>Il coraggio non &#232; solo quello dei coach e dei gym bro. C&#8217;&#232; il coraggio del visionario, che si azzarda a immaginare un altro mondo possibile. C&#8217;&#232; il coraggio di affrontare le proprie emozioni e di guardarle in faccia, a cominciare dalla paura (&#8220;Se non hai paura, che bisogno hai di avere coraggio&#8221;, diceva Sandokan.) C&#8217;&#232; il coraggio di vivere il proprio malessere e rivendicarlo, cosa quanto mai difficile in una societ&#224; che sembra prevedere e ammettere solo figli perfetti. </p><p>C&#8217;&#232; il coraggio di mettersi in discussione, a cominciare dal femminismo. Se i ragazzi arricciano il naso ogni volta che sentono questa parola, qualcosa abbiamo sbagliato, &#232; evidente. Ammetterlo non significa gettare alle ortiche tutto il resto, secondo me, anzi. Forse significa salvarlo. Siamo disposte a cercare risposte anche dove non ci piaceranno, come il tizio della storiella delle chiavi di casa e del lampione?</p><div class="captioned-button-wrap" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/v-come-manosfera?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="CaptionedButtonToDOM"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se conosci qualcuno a cui queste righe possono servire, condividile, ne sar&#242; felice!</p></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/v-come-manosfera?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fv-come-manosfera%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se il post ti &#232; piaciuto, puoi iscriverti gratuitamente.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p><em>Qualunque altro spunto di riflessione sar&#224; prezioso, scrivetelo nei commenti, se vi va.</em></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Ma che cos'è la cultura dello stupro?]]></title><description><![CDATA[E perch&#233; &#232; fondamentale per capire quello che succede nei gruppi dove si scambiano foto femminili, e non solo]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/ma-che-cose-la-cultura-dello-stupro</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/ma-che-cose-la-cultura-dello-stupro</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Sat, 30 Aug 2025 16:47:23 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee082aed-78ef-4b75-8944-d8adc1cd5b32_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Avevo all&#8217;incirca sette, otto anni, quando un bambino poco pi&#249; grande di me mi chiese, anzi, mi ordin&#242; di dargli un bacio sul pene, altrimenti mi avrebbe tolto il costume da bagno. Poi risuon&#242; la voce di un adulto o forse lui non ebbe il coraggio di insistere, non ricordo bene, fatto sta che non accadde nulla di pi&#249;. Di quell&#8217;episodio per&#242; ricordo come se fosse ieri il fatto che non riuscissi a spiegarmi <strong>come mai vedere le mie parti intime per lui fosse un privilegio e per me invece vedere le sue fosse un castigo</strong>. Nella tabula rasa felice della mia infanzia, scoprirsi era una concessione reciproca. L&#8217;intimit&#224; altrui era in qualche modo sempre una conquista. Invece no. Stando a quanto diceva quel bambino, che mi sembrava molto pi&#249; grande e di certo molto pi&#249; autorevole di me, non era cos&#236;. <strong>Lui poteva impormi le sue parti intime come una sorta di umiliazione e al tempo stesso prendersi le mie come una sorta di conquista. Al contrario, a quanto pareva, non funzionava. </strong>Quasi cinquant&#8217;anni dopo posso dire alla me stessa bambina di quel giorno: <strong>&#8220;Benvenuta nella cultura dello stupro&#8221;</strong>.  </p><p>Nel corso degli anni ne avrei trovato conferme un po&#8217; ovunque. Quando i miei compagni di classe ci guardavano sotto la gonna, quando <strong>a nessuna delle mie compagne di classe sarebbe venuto in mente di sbirciare dentro i loro pantaloni</strong>. Era pi&#249; probabile che qualcuna volesse, a sua volta, sbirciare <em>le nostre </em>parti intime. O quando leggevo di fantomatici signori con l&#8217;impermeabile, pronti ad aprirlo e costringere la malcapitata di turno a vedere che cosa gli pendeva fra le gambe, mentre a quanto pareva<strong> nessuna signora andava in giro per strada a mostrare quello che aveva lei, fra le gambe, per usare violenza contro gli altri</strong>. Se qualcuna l&#8217;avesse fatto, nel racconto collettivo attorno a me sarebbe stata pi&#249; dalle parti dell&#8217;autolesionismo che dell&#8217;abuso. Sull&#8217;autobus non vedevo signore che cercavano di strofinare il cavallo dei pantaloni del tizio accanto a loro insinuando le dita fra le sue gambe, mentre a me succeda di continuo di sentirmi qualcosa di duro sul sedere che si strusciava su e gi&#249; e dover scendere di corsa, guardata male dagli altri passeggeri. E in stazione, o per strada, sono gli uomini a girare la testa e incollare gli occhi alle gambe e al sedere delle ragazze che passano davanti a loro, come se fossero nel pieno di diritto di farlo, come se quelle ragazze passassero di l&#236; solo per quello, per diventare materia per i loro pensieri e le loro fantasie. Proprio come faranno poi sotto le foto pubblicate sui social, ma senza la sfacciatezza che ricavano dall&#8217;anonimato o dal gruppo. </p><p>Gli esempi potrebbero continuare all&#8217;infinito. Dagli amici che si lamentavano che le ragazze &#8220;non la davano&#8221;, mentre <strong>a nessuna ragazza veniva in mente di dire che si sarebbe &#8220;presa&#8221; qualcosa facendo sesso con un ragazzo, malattie veneree e Aids a parte</strong>. Davanti ai film porno, quando capitava di vederli a casa di qualcuno, era abbastanza scontato che le ragazze dovessero scandalizzarsi e i ragazzi non potessero farlo, pena per entrambi la gogna sociale. Per non parlare della masturbazione, tab&#249; all&#8217;epoca, quando non sconosciuta, per le ragazze, ostentata come attivit&#224; ricreativa e come intercalare comune da tutti i ragazzi o quasi. Fino <strong>all&#8217;orgasmo, che alle ragazze della mia generazione era raccontato come una sorta di Sacro Graal a cui si arrivava solo con bussola, indizi incomprensibili, mappa del tesoro e molta pazienza, nonch&#233; rigorosamente nei tempi concessi dall&#8217;attesa di quello maschile. </strong></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;4321fe65-4308-4ee7-b05a-ed3b36670eb0&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Il desiderio maschile, fateci caso, &#232; un po&#8217; come le piante d&#8217;appartamento. Ci si aspetta sempre che arrivi qualcuno a prendersene cura. &#200; una sorta di diritto acquisito. Un&#8217;erezione non &#232; un fenomeno fisiologico, &#232; un ordine. Una richiesta d&#8217;aiuto. Un invito ad agire. Un allarme rosso. Nel racconto collettivo, assomiglia pi&#249; a un SOS che a un aumento d&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il desiderio maschile e le donne che lo \&quot;trascurano\&quot;&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. 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Di esempi se ne potrebbero ovviamente fare a centinaia, dal momento che la cultura dello stupro &#232; ovunque. Lo era quando sono cresciuta e continua a esserlo. Sono cambiati i modi, forse, ma non il sistema di potere che c&#8217;&#232; dietro. Perch&#233; &#232; questo il punto. <strong>Il potere. Non il sesso</strong>, non il desiderio sessuale e di certo non quelle differenze fisiologiche che hanno convinto generazioni di donne che gli uomini che non ottenevano quello che volevano fossero condannati ai tormenti della carne e a sofferenze indicibili. Mentre per noi donne abituate a trattenerci e a dominare quelle cose sconvenienti chiamate &#8220;segnali del nostro corpo&#8221; era solo questione di adattarci e <strong>ricavarci un angolino di piacere negli spazi lasciati da quello maschile, ben pi&#249; impellente. Ubi maior, minor si accontenta</strong>, insomma.</p><p>La cultura dello stupro &#232; tutto questo, l&#8217;idea che il corpo femminile sia a disposizione di chiunque arrivi a posarci gli occhi, un commento, un desiderio, una volgarit&#224;, una mano o un&#8217;altra parte del suo corpo a scelta. <strong>Che il corpo femminile sia una concessione e quello maschile un&#8217;imposizione. Che il corpo femminile abbia sempre qualcosa da perdere dal piacere e quello maschile sempre qualcosa da guadagnarci</strong>. Ma soprattutto che il potere di un uomo si misuri nella sua capacit&#224; di controllare i corpi delle donne, e abusare di loro. Dove c&#8217;&#232; potere, ci sono ragazze giovani, belle e pronte a nutrire ogni fantasia e bisogno di quello stesso potere. Il potere delle donne, invece, nel racconto collettivo, &#232; seduzione. &#200; un potere che si mette al servizio degli uomini, che ha bisogno della loro approvazione, della loro convalida. &#200; il potere di chi viene scelto, non di chi sceglie.  </p><p>La cultura dello stupro non si traduce necessariamente in una violenza, quindi, ma si nutre della possibilit&#224; di quella violenza. Ne &#232; talmente permeata, da averla resa quotidiana, da averla normalizzata. <strong>&#200; la cultura che ha deciso che il sesso sia appropriazione maschile e che le donne in qualche modo siano destinate a subirlo </strong>(anche solo accettando i tempi e i modi della masturbazione maschile e dando per scontato che il sesso sia quella cosa l&#236;, fatta cos&#236;, con qualche tempo supplementare extra quando va bene). E una volta stabilito questo,<strong> una volta cambiata la nozione stessa di sesso e di violenza, come possiamo stabilire dove inizia l&#8217;uno e dove finisce l&#8217;altra? </strong>La ragazza o la donna che si sente dire &#8220;Non puoi mica lasciarmi cos&#236;, adesso devo finire&#8221; e accetta di continuare, subisce violenza? O la violenza &#232; implicita nell&#8217;idea del sesso in cui &#232; cresciuta e che le hanno spacciato per inevitabile, naturale, una faccenda di ormoni. (Per non iniziare ad affrontare il discorso della pornografia, che ormai ha confuso quasi del tutto i contorni del desiderio e della violenza.) </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Eccola la cultura dello stupro. &#200; tutto questo. Il bambino che voleva farsi baciare il pisello e tirarmi gi&#249; il costume non aveva intenzioni sessuali con me, voleva impormi il suo potere, misurarlo, scoprire fino a dove poteva arrivare (e con il senno di poi, chiss&#224; se non aveva subito qualche violenza lui per primo, per sentirne il bisogno a un&#8217;et&#224; in tutti gli altri si preoccupavano solo di lanciare il pallone pi&#249; lontano possibile). <strong>La cultura dello stupro &#232; prima di tutto un sistema di potere, mappato sul corpo delle donne. </strong>E in una societ&#224; pi&#249; giusta, non sarebbero solo le femministe a parlarne. In una societ&#224; pi&#249; giusta si insegnerebbe a scuola, lo scriveremmo ovunque, anche sui cartoni del latte. Sarebbe scritto su ogni social, proprio come ci siamo abituati a vedere scritte di avvertimento sui pacchetti di sigarette. Lo insegnerebbero perfino nei testi per prendere la patente. Dove si parla di sicurezza dovrebbe sempre esserci almeno un paragrafo dedicato a questo. <strong>&#8220;La cultura dello stupro uccide.&#8221;</strong> Perch&#233;, purtroppo, lo fa davvero. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/ma-che-cose-la-cultura-dello-stupro?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fma-che-cose-la-cultura-dello-stupro%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>I gruppi Telegram per fortuna possono anche aprire orizzonti diversi. Quello di <em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em> &#232; dedicato alla <strong>SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA COLLETTIVA</strong>, &#232; gratuito e aperto a donne e uomini. Ogni settimana propongo un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Ricordare le persone</em>.</p></li><li><p><strong>CORSO DI SCRITTURA ONLINE</strong>: incontri individuali on line con esercizi personalizzati, per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li></ul><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Uomini termometri e donne termostato]]></title><description><![CDATA[Ci sono tre modi per definire chi si sacrifica per gli altri: martire, eroe, donna]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/uomini-termometri-e-donne-termostato</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/uomini-termometri-e-donne-termostato</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Mon, 18 Aug 2025 18:25:24 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4d0b1f1c-1e1b-4497-bdce-4cf54dbbfcea_1280x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Pi&#249; osservo le relazioni fra i sessi con uno sguardo diverso, pi&#249; trovo la conferma ad alcune dinamiche di fondo. <strong>Dinamiche assolutamente trasversali</strong> per orientamento politico, istruzione e ceto di appartenenza, preme dirlo. Non per et&#224;, invece, per fortuna. Fra i pi&#249; giovani si notano molto meno. Negli over cinquanta sono fastidiosamente lampanti. </p><p>L'altro giorno chiacchieravo con una coppia di amici, lei ha avuto un anno impegnativo sul lavoro e lui raccontava scherzando di <strong>come si fosse premurato di farle trovare sempre tutto pronto</strong>, ruotando attorno alle telefonate invasive dei clienti di lei, sforzandosi di non disturbare. E conoscendolo, sono sicura che l'ha fatto davvero, con generosit&#224; e piacere. Nel raccontarlo, per&#242;, gli sfuggiva comunque <strong>quel tono che hanno spesso gli uomini quando raccontano quello che non fanno esclusivamente per s&#233;, dando per scontato che stia per arrivare un complimento </strong>o qualche altro segno di ammirazione. Anche quando lo fanno volentieri, insomma, sentono di fare qualcosa di pi&#249; di quello che sono tenuti a fare.</p><p><strong>Eccola la differenza abissale, il nucleo del privilegio, del maschile universale.<br>La certezza che quello che ti d&#224; fastidio sia oggettivamente motivo di fastidio</strong>, come quello che ti impaurisce o ti innervosisce. Quello che d&#224; fastidio a una donna &#232; umorale, una fisima, una sorta di capriccio fastidioso. Quindi &#232; prescindibile. E se &#232; prescindibile, significa che da una donna ci si aspetta la versione standard, ossia quella creata dalla narrazione collettiva. Senza accessori extra come le opinioni personali, i limiti, i gusti, le paure e la stanchezza, per esempio (di volta in volta identificati come manie, vizi, ingenuit&#224;, fissazioni o una generica voglia di rompere - non a caso - le scatole).</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;a7403beb-6d76-4254-9956-0da3f8c1ff43&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Il desiderio maschile, fateci caso, &#232; un po&#8217; come le piante d&#8217;appartamento. Ci si aspetta sempre che arrivi qualcuno a prendersene cura. &#200; una sorta di diritto acquisito. Un&#8217;erezione non &#232; un fenomeno fisiologico, &#232; un ordine. Una richiesta d&#8217;aiuto. Un invito ad agire. Un allarme rosso. Nel racconto collettivo, assomiglia pi&#249; a un SOS che a un aumento d&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il desiderio maschile e le donne che lo \&quot;trascurano\&quot;&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-07-03T10:08:26.550Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/eb644579-9a7b-42ec-9f58-fc81c79fbaf5_1045x1280.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;cover_image_crop&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-desiderio-maschile-e-le-donne&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:167419521,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:62,&quot;comment_count&quot;:7,&quot;publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZtSN!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Gli uomini (non tutti, certo, ecc ecc) vivono con la certezza di essere il termometro della propria vita. Se hanno freddo, fa freddo. <strong>Sono la propria unit&#224; di misura, l'unico sguardo possibile sul mondo.</strong> Che non significa che se ne freghino degli altri, ma non li usano per decidere se il loro sguardo &#232; valido o meno. &#200; valido, per loro, certo, non per tutti, ma &#232; valido. Accipicchia, che privilegio, anche se forse solo una donna lo capir&#224; davvero. </p><p>Le donne invece (non tutte, ecc ecc) sono termostati. Registrano costantemente la temperatura attorno a loro e poi si adoperano per renderla il pi&#249; piacevole possibile. E <strong>la definizione di quel piacere non &#232; mai la loro</strong>, ma quella che qualcun altro si &#232; preoccupato di impostare (e imporre). </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>"Certo che sono femminista, pulisco il bagno" mi ha risposto un altro amico, a cui cercavo di spiegare perch&#233; <strong>gli uomini di sinistra spesso guardano al femminismo con una condiscendenza infastidita e irritante</strong>, come se fosse la concessione alla frivolezza del saggio che ha ben altre battaglie a cui pensare. Non so se il mio amico scherzasse o no, ma non sarebbe certo l'unico che lava i bagni, cambia i pannolini e non dice neanche "ti aiuto", ma sotto sotto &#232; convinto di meritarsi la ola alla fine.</p><p>Il punto insomma non &#232; che non ci va mai bene niente, &#232; cercare di cambiare davvero le cose, per arrivare a un mondo diverso. Non &#232; detto per esempio che noi donne non abbiamo qualcosa di imparare da quel modo maschile di occupare il mondo con la certezza che ti appartenga. </p><p><strong>Dopo la Sindrome dello Strofinaccio, ecco allora la Sindrome del Termostato. </strong>Questa incapacit&#224; di definire la nostra temperatura ideale senza cercare conferme esterne, senza sminuirla e privarla di valore, senza dare la precedenza al piacere e alla serenit&#224; altrui. Questo <strong>bisogno di cercare la nostra armonia e soddisfazione nelle persone (ma anche negli animali o nelle cose) attorno a noi</strong>. Ogni tanto servir&#224; un termostato, certo, ma non &#232; sempre detto che quel compito spetti sempre a noi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/uomini-termometri-e-donne-termostato?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fuomini-termometri-e-donne-termostato%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>La&nbsp;<strong>SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA</strong>&nbsp;pu&#242; essere anche collettiva e quando lo diventa intreccia storie meravigliose. Succede&nbsp;<strong>ne</strong>l&nbsp;<strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di&nbsp;</a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;:&nbsp;<em>Il viaggio quotidiano</em>.</p></li><li><p><strong>DONNE A POIS:&nbsp;</strong>qualcuno lo chiama &#8220;mankeeping&#8221; o &#8220;kinkeeping&#8221;, io li chiamo &#8220;pois viola&#8221;, perch&#233; rendono visibile la violenza invisibile sulle donne. Per scoprire di pi&#249; sulle &#8220;Donne a pois&#8221;, trovate il libro&nbsp;<a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">qui</a>.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da&nbsp;<strong>Artonauti&nbsp;</strong>sono online e potete vederli gratuitamente&nbsp;<a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Gli aborti silenziosi di cui non si parla abbastanza ]]></title><description><![CDATA[L'importanza di recuperare i vissuti individuali dell'aborto, insieme al discorso politico]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/gli-aborti-silenziosi-di-cui-non</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/gli-aborti-silenziosi-di-cui-non</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Mon, 28 Jul 2025 11:49:16 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F406f0995-9835-40ae-a853-6f75228270e9_1808x1300.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Si chiamano <strong>aborti silenziosi</strong> per la mancanza di segnali rivelatori. Ma non potrebbe essere nome pi&#249; indicato, dal momento che non ne parla quasi nessuno. Ci ho ripensato qualche giorno fa, quando un'amica mi ha raccontato di averne vissuto uno. &#200; successo anche a me e mi sono resa conto di <strong>non averne mai parlato, anche perch&#233; non avrei saputo in che termini farlo.</strong></p><p>Era un fatto del tutto normale, molto comune, poteva succedere e succedeva. <strong>Una delle tante cose che capitano al corpo delle donne e di cui non frega niente a nessuno. </strong>All'epoca non avevo ancora una ginecologa di fiducia, quindi ero stata sballottata un po' fra pronto soccorso vari. Poi mi ero presa la mia pastiglia, avevo sentito il mio corpo imitare in modo patetico e un po' straziante le contrazioni del parto ed era finita l&#236;. Avevo gi&#224; un figlio, nessuna condizione patologica conosciuta che mi impedisse di riprovarci, non mi sembrava di avere il diritto di lamentarmi troppo. <strong>E soprattutto che io sapessi non esisteva un racconto collettivo per quello che mi era successo. </strong>Almeno non uno che assomigliasse a quello che stavo vivendo e di certo non uno che mi autorizzasse a raccontarlo a modo mio. A prestare ascolto a quello che mi diceva il mio corpo, alle emozioni del momento, alle mie necessit&#224;. No. <strong>Denti stretti e testa alta e mi sono alzata dal divano.</strong> E non ne ho pi&#249; fatto parola con nessuno. Neanche con me stessa. </p><p><strong>"Se gli uomini avessero aborti spontanei sarebbero santi e martiri"</strong> ho scritto alla mia amica e scrivendolo ho capito che forse all&#8217;epoca avrei avuto bisogno di vivere quel piccolo lutto, anche solo di concedermi di chiamarlo lutto. Il corpo d&#224; e il corpo toglie, non era una tragedia, non volevo corone di spine, <strong>forse avevo solo bisogno di ascoltarmi un po' di pi&#249; invece di mettere tutto, di nuovo, sotto il tappeto della femminilit&#224; in versione soffri e taci</strong>. Anzi, non soffrire neanche, che il dolore vero &#232; un'altra cosa. </p><p><strong>Nel cimitero del mio paese hanno creato da poco una piccola zona dedicata alle morti prenatali e perinatali</strong>. C'&#232; una fontanella e ci sono alcune pietre su cui chi vuole pu&#242; scrivere il nome che sente il bisogno di piangere. Quando me l'hanno detto, d&#8217;istinto mi sono irrigidita e il mio primo pensiero &#232; andato a chi usa i feti contro le interruzioni volontarie di gravidanza. Sbagliavo, ovviamente, ma &#232; stato allora che me ne sono accorta. Si parla di aborti quasi solo per attaccare o difendere il diritto alla libera decisione sul proprio corpo. E cos&#236; si rischia di cancellare il racconto di quell'esperienza, il diritto a quel racconto, declinato secondo il vissuto di ciascuna. Per dirla in altri termini, <strong>l'aborto &#232; autorizzato a farsi discorso politico, ma non personale</strong>. </p><p>Se mancano i contorni per definire quell'esperienza, ti resta la sensazione un po' confusa di avere fallito, di non avere superato qualche prova silenziosa che &#232; sempre stata l&#236; ad aspettarti. <strong>L'aborto silenzioso tace, appunto. E con lui tace, di nuovo, il corpo delle donne, inteso anche come esperienza individuale e non come terreno di scontro prestato alle necessit&#224; altrui. </strong>Che si tratti di dimostrare la propria capacit&#224; di sopportazione o di nascondere la propria presunta incapacit&#224; di custodire una vita abbastanza a lungo, entrambe ovviamente esigenze che poco hanno a che spartire con il benessere delle donne e molto con la necessit&#224; di controllarle, sono in tante, credo, a vivere gli aborti in silenzio. </p><p>&#200; <strong>un silenzio da spezzare, da riempire con le nostre storie</strong>, perch&#233; &#232; solo in quelle storie che si pu&#242; cercare un senso e una definizione. Nella lotta eterna per il diritto ad abortire, serve anche lo spazio per il diritto a raccontarlo. In quanti modi diversi viviamo l&#8217;aborto, quando &#232; voluto, quando &#232; necessario, quando &#232; volontario e quando succede e basta? <strong>Perch&#233; &#232; ancora un tab&#249;? </strong>Perch&#233; suona spesso drammatico e osceno, senza spazio per tutto ci&#242; che rappresenta davvero? Qualcuna lo vivr&#224; con fatica, qualcuna con leggerezza, con indifferenza, con dolore o con naturalezza. Qualcuna forse non sapr&#224; neanche bene come lo vive, perch&#233;, come era successo a me, non si sar&#224; concessa il diritto di viverlo davvero. Non esiste un modo giusto o uno sbagliato, cos&#236; come non esiste un aborto uguale all&#8217;altro. <strong>Dietro i proclami e gli slogan si spalanca un vuoto enorme, dove dovrebbero esserci tutte le nostre storie</strong>, tutte le emozioni e le sensazioni vissute dal corpo che abortisce, di qualunque segno siano.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Riportare lo sguardo su di s&#233;, allora, non &#232; solo indispensabile e sano, &#232; anche una forma di lotta. Perch&#233; la strada per ridisegnare i percorsi e i diritti delle donne passa per <strong>la pluralit&#224; dei racconti e dei vissuti femminili.</strong> Se sentite il bisogno di raccontare quello che vi &#232; successo, insomma, fatelo. Per ascoltarvi, per sanare le ferite silenziose e perch&#233; il corpo femminile si faccia finalmente soggetto, territorio da esplorare e da conoscere, e non solo la mappa degli equilibri di potere altrui.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/gli-aborti-silenziosi-di-cui-non?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fgli-aborti-silenziosi-di-cui-non%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>La <strong>SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA</strong> pu&#242; essere anche collettiva e quando lo diventa intreccia storie meravigliose. Succede <strong>ne</strong>l <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Il viaggio quotidiano</em>.</p></li><li><p><strong>DONNE A POIS: </strong>qualcuno lo chiama &#8220;mankeeping&#8221; o &#8220;kinkeeping&#8221;, io li chiamo &#8220;pois viola&#8221;, perch&#233; rendono visibile la violenza invisibile sulle donne. Per scoprire di pi&#249; sulle &#8220;Donne a pois&#8221;, trovate il libro <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">qui</a>.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il corpo degli uomini ha sempre la precedenza]]></title><description><![CDATA[Come mai i bisogni maschili non possono mai aspettare?]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-degli-uomini-ha-sempre-la</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-degli-uomini-ha-sempre-la</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Tue, 15 Jul 2025 08:30:15 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F83be8ab5-4e0c-4d07-a0ce-530658ae15b6_1280x850.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Con il tempo, mi sono resa conto che <strong>gli uomini che mi circondavano avevano bisogni diversi dai miei</strong>.<strong> I miei per esempio potevano aspettare. I loro no.  </strong>I miei non erano mai impellenti. I loro s&#236;. I miei in fondo erano questione di resistenza. Di forza di volont&#224;. Erano gestibili, organizzabili, si trattava solo di riuscirci, di dimostrarsi all'altezza. <strong>I miei bisogni si misuravano sulla mia capacit&#224; di tenerli a bada</strong> e soddisfarli con moderazione, <strong>i loro si misuravano sulla capacit&#224; di soddisfarli</strong>. E quanto pi&#249; in fretta arrivava la soddisfazione, quanto pi&#249; meritevole e urgente si rivelava il bisogno in questione. </p><p>La parte interessante della faccenda &#232; che avviene con tanta naturalezza, che ti convinci che sia appunto <strong>del tutto naturale e giusto cos&#236;</strong>. <em>"Non posso pi&#249; neanche mangiare in santa pace"</em> sbott&#242; un amico, peraltro padre affettuoso e presente dei suoi tre figli maschi. E lo disse con tanta naturalezza, che sul momento pensai <em>"Povero, &#232; proprio sacrificato"</em>, prima di tornare a chiacchierare con la moglie, impegnata a far mangiare i tre bambini.  </p><p><em>"Quando nostro figlio aveva due settimane"</em> mi racconta un'amica, <em>"ho fatto presente a mio marito, alias il padre, che bisognava cambiare il pannolino. Ero distrutta, non avevo dormito e lui s&#236;. Lui ha annuito, ha risposto 'Vado subito' ed &#232; uscito a fumarsi una sigaretta. Quando &#232; tornato, dieci minuti dopo, il pannolino era gi&#224; stato cambiato. E lui mi ha guardata con l'aria afflitta di chi era appena stato ferito nell'amor proprio. Neanche avessi voluto sferrare un attacco diretto alla sua autostima e non cercare di evitare un eritema. Qualche giorno dopo mi ha detto che <strong>non sono capace di delegare</strong>. Per delegare per&#242; dev'esserci qualcuno dall'altra parte che &#232; capace di farsi carico di quelle necessit&#224;." </em>E di anteporle alle proprie, se necessario, aggiungerei io. Il figlio non stava per cadere dal settimo piano, obietter&#224; qualcuno. No, certo. Ma neanche il pacchetto di sigarette. </p><p><strong>Non si tratta, attenzione, di uomini egoisti </strong>o che trascurano la famiglia. Quello stesso padre ha cambiato tenore e stile di vita, per poter pagare in futuro l'asilo al figlio e per poter trascorrere pi&#249; tempo con lui sin da subito. Se gli avessero spiegato che era importante cambiare il pannolino al pi&#249; presto, probabilmente avrebbe aspettato a fumare. In assenza di indicazioni chiare al riguardo, per&#242;, <strong>dava per scontato che la cosa pi&#249; logica fosse soddisfare prima le proprie necessit&#224;</strong>. Un po' come bere quando hai sete. Lo fai e basta, perch&#233; &#232; giusto cos&#236;. Ne hai il diritto, se non il dovere.  </p><p>D'estate poi diventa ancora pi&#249; evidente, fra tutti quegli uomini che si lamentano del caldo come se fosse un affronto personale, una catastrofe che riguarda esclusivamente loro e di fronte alla quale l'obbligo di tenere su la maglietta ai tavolini di un bar, per dire, o in treno, suona come una privazione dei propri diritti elementari<strong>.</strong> <strong>Una donna in menopausa in piena vampata, gocciolante di sudore e rossa come un peperone, si sentir&#224; in colpa, in imbarazzo, perch&#233; non riesce a tenere a bada il proprio corpo. E qualche uomo attorno a lei, magari uno di quelli che non sono in grado di stappare una lattina di birra senza togliersi la maglietta prima, avr&#224; pure il coraggio di guardarla infastidito. </strong></p><p>Gli uomini sono incapaci fisiologicamente, pare, di trattenere saliva, catarro e urina quando c'&#232; un marciapiede in vista e un vago bisogno di liberarsene, devono occupare pi&#249; spazio sui mezzi e in generale invadere lo spazio attorno a loro con ogni sorta di odore e rumore molesto. (Not all men ecc ecc) Siamo arrivati a una tale distorsione della realt&#224; da <strong>convincerci che quelli maschili siano davvero bisogni diversi, pi&#249; autorevoli e pressanti</strong>. Da trasformare una differenza di potere in differenza biologica. Per non parlare del desiderio sessuale, di cui ho scritto da poco. </p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;1ffa4141-8788-4590-a3cc-1fd77ed72daf&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Il desiderio maschile, fateci caso, &#232; un po&#8217; come le piante d&#8217;appartamento. Ci si aspetta sempre che arrivi qualcuno a prendersene cura. &#200; una sorta di diritto acquisito. Un&#8217;erezione non &#232; un fenomeno fisiologico, &#232; un ordine. Una richiesta d&#8217;aiuto. Un invito ad agire. Un allarme rosso. Nel racconto collettivo, assomiglia pi&#249; a un SOS che a un aumento d&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il desiderio maschile e le donne che lo \&quot;trascurano\&quot;&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-07-03T10:08:26.550Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/eb644579-9a7b-42ec-9f58-fc81c79fbaf5_1045x1280.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-desiderio-maschile-e-le-donne&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:167419521,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:58,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZtSN!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Gli uomini insomma soddisfano i propri bisogni con la stessa naturalezza e immediatezza di chi si gratta dove prude. Le donne no. <strong>Le donne prendono nota dei propri bisogni</strong>, aspettano che diventino impellenti, tarano la propria capacit&#224; di controllarli sulle esigenze altrui. E poi ne fanno la misura del proprio valore. Non perch&#233; nascano votate al sacrificio, ma perch&#233; sanno che &#232; quello che ci si aspetta da loro. E sbagliano, ovviamente, perch&#233; <strong>trascurare i propri bisogni non &#232; certo la strada giusta</strong>. Non che l'urgenza (o la prepotenza) degli uomini lo sia, per&#242;. Quel modo di dare per scontato che le necessit&#224; del tuo corpo siano ordini superiori a cui tocca obbedire, e non certo da tenere a bada. E che a obbedire debbano essere tutti quanti. <strong>Fra il sacrificio come forma di sopravvivenza, propria e altrui, e il rutto libero, per&#242;, non dev'essere impossibile trovare una strada intermedia. </strong></p><p>E pu&#242; sembrare tutto molto sciocco, perfino divertente, in confronto al corpo delle donne ignorato dalla medicina o calpestato e stracciato dalla cultura dello stupro. Ma sono <strong>le due facce dello stesso squilibrio di potere.</strong> Riconoscerne le manifestazioni quotidiane, anche le pi&#249; banali, &#232; una battaglia altrettanto necessaria e utile. E aiuta a riposizionare a poco a poco la bilancia di quel potere.<em> &#8220;Ma aveva ragione, la pasta era scotta&#8221;</em> disse una donna, dopo essere stata picchiata dal marito perch&#233; la pasta che aveva trovato a tavola non gli piaceva. Eccolo, il filo rosso, che tiene insieme tutto. <strong>Se il corpo maschile comanda, un desiderio insoddisfatto diventa trasgressione.</strong> E le trasgressioni possono (devono?) essere punite.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p><strong>Il corpo degli uomini deve essere assecondato e ha sempre la precedenza. Il corpo delle donne deve essere controllato e pu&#242; aspettare. </strong>E se poi qualcuna si ammalasse per questo, nessun problema, tanto non ci sar&#224; un nome per raccontare quello che le succede. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-degli-uomini-ha-sempre-la?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fil-corpo-degli-uomini-ha-sempre-la%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>Ho creato uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>I suoni</em>.</p></li><li><p><strong>DONNE A POIS: </strong>qualcuno lo chiama &#8220;mankeeping&#8221; o &#8220;kinkeeping&#8221;, io li chiamo &#8220;pois viola&#8221;, perch&#233; rendono visibile la violenza invisibile sulle donne. Per scoprire di pi&#249; sulle &#8220;Donne a pois&#8221;, trovate il libro <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">qui</a>.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I ragazzi e il fascismo ]]></title><description><![CDATA[Come reagire al fascismo che dilaga fra i giovani senza diventare pi&#249; fascisti di loro?]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/i-ragazzi-e-il-fascismo</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/i-ragazzi-e-il-fascismo</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Tue, 08 Jul 2025 11:16:05 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F32e454ad-08cd-4f2a-99e6-29116292f184_1280x848.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In un liceo romano, durante la foto di classe di fine anno, gli studenti maschi srotolano uno striscione, si tolgono la maglietta e alzano il braccio nel saluto fascista. Davanti a loro, <strong>nessuna delle ragazze li imita</strong>. Sono tutte in posa e vestite. Se fossero state a torso nudo pure loro, la notizia sarebbero state le loro tette e non le braccia alzate dietro. E questo fa parte del problema, anche se non ne parla quasi nessuno. Il fatto che <strong>un capezzolo femminile faccia saltare pi&#249; allarmi e censure di un saluto fascista </strong>parla in modo chiarissimo del sistema di potere in cui succede. La foto di classe con il saluto fascista sui social pu&#242; arrivare, per esempio. Se a togliersi la maglietta fossero state anche le ragazze, avrebbero dovuto censurarla in qualche modo, per poterla postare. E considerato che i volti erano gi&#224; pixelati, probabilmente di nitido sarebbero rimasti solo i saluti fascisti e lo striscione. Cos&#236;, come spunto di riflessione. </p><p>Ma torniamo ai ragazzi. <strong>Le svastiche e i saluti fascisti sono diventati pane quotidiano fra i giovani di quattordici o quindici anni</strong>,  conoscono gli slogan cos&#236; come vengono masticati e sputati dai social (restando sorprendentemente - o forse no - identici a quelli del ventennio) e se salgono in piedi sui banchi &#232; per imitare una posa da dittatore con tanto di dito a mo&#8217; di baffetti, altro che capitano, mio capitano. Il fascismo fa parte delle dinamiche adolescenziali al punto che ci sono reel che ridono delle reazioni delle prof quando vedono una svastica disegnata sul quaderno. <strong>I simboli fascisti e nazisti sono diventati un po&#8217; l'equivalente dei peni disegnati sulla Smemoranda dei nostri tempi. </strong>E forse, vien da dire, sono anche una delle poche cose con cui i ragazzi riescono davvero a scandalizzare adulti impermeabili a ogni ribellione (anche perch&#233; il pi&#249; delle volte quegli stessi adulti sembrano decisi a monopolizzare il territorio della provocazione, lasciando ben poco margine ai ragazzi).</p><p>Li vediamo davvero, allora, questi ragazzi spesso educati, gentili, cortesi, talvolta di una tenerezza infinita, maestri nella buona educazione e nel rispondere alle aspettative altrui? <strong>Sono cresciuti sentendosi dire quanto fossero meravigliosi, che si scaccolassero o prendessero quattro in italiano, non c'&#232; da stupirsi che vogliano convincerci che non ci sbagliavamo. </strong>Tolti gli adulti di mezzo, per&#242;, l'adolescenza fa il suo lavoro. Come &#232; giusto che sia. E quella dei maschi scarseggia tristemente di modelli sani, che non siano improntati alla violenza. Le ragazze se non altro trovano nel femminismo un orizzonte allettante, che le fa sentire pi&#249; forti e pi&#249; sicure, alcuni spunti validi attorno a cui costruire la propria identit&#224;. Non tutte lo inseguiranno volentieri, ma tutte in qualche modo ne beneficeranno. E infatti il political gap parla chiaro. Le ragazze votano e pensano sempre pi&#249; a sinistra, i ragazzi sempre pi&#249; a destra.  </p><p>Come si risponde allora? Qual &#232; la reazione pi&#249; giusta davanti a un gesto come la foto con striscione e caratteri fascisti? Per cominciare, <strong>non andrebbe definita una bravata</strong>, secondo me, non perch&#233; ne sminuisca la gravit&#224;, ma perch&#233; non aiuta a inquadrare la <strong>natura strutturale e diffusa della questione</strong>. Non &#232; neanche una faccenda da "figli di pap&#224;", come &#232; stata definita, perch&#233; &#232; assolutamente trasversale. Non &#232; un prodotto del governo italiano attuale, perch&#233; in Spagna succede in modi pressoch&#233; identici. E non &#232; neppure un fallimento educativo, perch&#233; i libri di storia non c'entrano, purtroppo. Per quanto preziosi siano, non fanno miracoli, e sono i libri di storia stessi a dimostrarlo. <strong>Se di fallimento si tratta, abbiamo fallito tutti.</strong> Anche chi si &#232; affrettato a insultare i ragazzi nella foto.</p><p>Non sono dementi, cretini e imbecilli, per citare solo alcuni fra gli epiteti che ho letto. E raccomandare punizioni fisiche e violente non credo che giovi molto alla causa della democrazia. Perch&#233; &#232; questo il punto, secondo me. <strong>Siamo capaci di rispondere senza diventare pi&#249; fascisti di loro? </strong>Siamo capaci di sanzionare senza insultare e senza lasciarci sfuggire il contesto in cui avviene e il senso di quello che sta succedendo, nelle giuste proporzioni? Accanto alla necessit&#224; di sanzionare vi &#232; quella di comprendere. Ascoltare. E assumerci le nostre responsabilit&#224;, mentre i ragazzi si assumono le loro. Perch&#233; i ragazzi maschi si sentono ascoltati solo dalla cosiddetta manosfera, perch&#233; trovano la propria identit&#224; nel culto della forza fisica o nei profili social che spiegano come non farsi mettere i piedi in testa da nessuno e che consigliano di prendere una donna, trattarla male e lasciarla aspettare per ore? </p><p><strong>Il femminismo svolge senza dubbio un ruolo in tutto questo</strong>, ci siamo lasciate indietro i ragazzi, il messaggio era giusto, ma non &#232; arrivato sempre nel modo corretto. &#8220;Perch&#233; quando si parla di mascolinit&#224; venite sempre a dirci che dobbiamo piangere?&#8221; ho letto da qualche parte, e forse cito male il commento, ma il senso era questo. &#8220;Perch&#233; criminalizzate ogni tentativo di mascolinit&#224; che non sia come la volete voi?&#8221; E tu puoi provare a spiegare che no, non &#232; questo che fa il femminismo, che non c&#8217;&#232; niente di male ad andare in palestra, che non &#232; obbligatorio piangere, che l&#8217;importante &#232; <strong>riflettere sul sistema di potere in cui viviamo e sui danni che fa a tutti imporre un certo tipo di mascolinit&#224;</strong>, anche a chi va in palestra, anche a chi &#232; felicissimo di andarci e ha tutto il diritto di continuare a farlo. E che &#232; necessario al tempo stesso prendere consapevolezza che <strong>quel sistema di potere &#232; fondato sulla cultura dello stupro, traccia la propria mappa sui corpi delle donne e si misura sulla capacit&#224; di limitare la loro libert&#224;. </strong>A quattordici anni forse si pu&#242; ancora immaginare un mondo in cui non &#232; cos&#236; senza doversi mettere in discussione in modo radicale, e non sarebbe bellissimo che succedesse davvero?</p><p><strong>Dove sono allora i modelli per i ragazzi quattordicenni? Dov&#8217;&#232; la sinistra sui social? </strong>Che discorsi propone in alternativa a quelli vincenti della destra? Dove sono gli uomini adulti della loro vita? Quelli ancora un po&#8217; disorientati dai cambiamenti sociali, quelli che ancora sorridono quando sentono parlare di &#8220;patriarcato&#8221;, ma ci provano comunque e quando lavano il bagno si sentono un po&#8217; martiri e un po&#8217; eroi del nuovo tempo? Perch&#233; &#232; di questo che abbiamo bisogno, altrimenti potremo abbassare tutti i voti in condotta che vogliamo, ma i ragazzi continueranno a trovare nei simboli e perfino nel lessico e nei font fascisti i contorni dentro cui costruire la propria identit&#224;. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p><strong>Quei ragazzi fra tre o quattro anni andranno a votare. </strong>Siamo ancora in tempo a convincerli che possono votare a destra, ovviamente, ma che anche a sinistra c&#8217;&#232; spazio per loro. Sempre se riempiamo quello spazio di risposte alle domande che probabilmente non ci porranno mai e che, come succede sempre con gli adolescenti, dobbiamo avere la pazienza di decifrare da soli, interpretando il loro malessere senza criminalizzarlo. Non esiste un filtro SafeSearch per questo, per&#242;. Neanche una condivisione della posizione in tempo reale. Se la smettessimo di illuderci di averli sotto controllo costantemente, per&#242;, forse riusciremmo anche a capirli un po&#8217; meglio. O almeno a capire che non li capiamo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/i-ragazzi-e-il-fascismo?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fi-ragazzi-e-il-fascismo%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>&#200; nato uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. La magia delle storie di vita che si intrecciano fra loro, risvegliando ricordi. Grazie a chi vi partecipa con racconti magnifici!</p></li><li><p><strong>INCONTRI DI SCRITTURA INDIVIDUALI: </strong>se cercate aiuto per raccontare la vostra storia, scrivetemi <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>DONNE A POIS: </strong>qualcuno lo chiama &#8220;mankeeping&#8221; o &#8220;kinkeeping&#8221;, io li chiamo &#8220;pois viola&#8221;, perch&#233; rendono visibile la violenza invisibile sulle donne. Per scoprire di pi&#249; sulle &#8220;Donne a pois&#8221;, trovate il libro <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">qui</a>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il desiderio maschile e le donne che lo "trascurano"]]></title><description><![CDATA[Perch&#233; il piacere maschile finisce per decidere che cosa sia giusto o sbagliato]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/il-desiderio-maschile-e-le-donne</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/il-desiderio-maschile-e-le-donne</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:08:26 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Feb644579-9a7b-42ec-9f58-fc81c79fbaf5_1045x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il desiderio maschile, fateci caso, &#232; un po&#8217; come le piante d&#8217;appartamento. Ci si aspetta sempre che arrivi qualcuno a prendersene cura. </strong>&#200; una sorta di diritto acquisito. Un&#8217;erezione non &#232; un fenomeno fisiologico, &#232; un ordine. Una richiesta d&#8217;aiuto. Un invito ad agire. Un allarme rosso. Nel racconto collettivo, assomiglia pi&#249; a un SOS che a un aumento del flusso sanguigno. Accidenti, donna, non vedi che cosa mi sta succedendo? Fai qualcosa.</p><p>Sembrano frasi o storie uscite dal passato, ma io continuo a sentirle. <em>&#8220;Se sua moglie lo trascura, poverino, &#232; normale che ci provi con tutte le donne che incontra.&#8221;</em> (Sentito a una festa, dove a un tizio, con la scusa di fare conversazione, erano spuntate improvvisamente otto mani, tutte addosso alla moglie di un amico.) <em>&#8220;Mi raccomando, non smetta di fare sesso con suo marito, se no si sa come va a finire, <strong>gli uomini hanno le loro esigenze</strong>.&#8221; </em>(Detto a un&#8217;amica dalla sua ginecologa.) <em>&#8220;Ma poveracci anche loro, i ragazzi, con tutta quella carne in vista.&#8221; </em>(Sentito ovunque, sempre.) Sar&#224; anche una questione generazionale, ma non ricordo una sola volta in cui qualcuno mi abbia parlato del piacere delle donne come di un&#8217;esigenza. <strong>Perfino il satisfyer nonostante tutto &#232; ancora visto come la versione sessuale di una confezione di gelato al cioccolato.</strong> Un piacere, un vizio, non certo un diritto sacrosanto.  </p><p><strong>Un uomo che non fa sesso, insomma, &#232; un uomo trascurato. </strong>Un uomo in grado di gestire da s&#233; le proprie erezioni, senza molestare le donne che ha attorno, &#232; una via di mezzo fra un martire e un asceta. <strong>Un uomo che si masturba davanti alle donne e alle ragazze, in spiaggia o sui mezzi pubblici, in fondo sta solo sfogando un bisogno impellente</strong>. Un po&#8217; come fare la pip&#236; per strada. Certo, sarebbe meglio evitare ed &#232; pure proibito per legge, ma un po&#8217; di comprensione. </p><p><strong>Il discorso diventa ancora pi&#249; chiaro quando si parla di assistenti sessuali per le persone con disabilit&#224;. E si d&#224; quasi sempre per scontato che quelle assistenti siano donne</strong> e le persone che ne hanno bisogno siano uomini. Siamo arrivati a un racconto talmente distorto del piacere, che quello femminile &#232; spesso ridotto a una sorta di corollario di quello maschile, un extra, il fiocchetto sull&#8217;orgasmo altrui. Una via di mezzo fra il &#8220;guarda quanto sono stato bravo&#8221; e una forma di voyeurismo prevaricatrice. Anche per questo fatichiamo a immaginare un assistente sessuale uomo, perch&#233; diamo per scontato che debba ricavare piacere dall&#8217;orgasmo femminile, che sia comunque destinato a lui, in qualche modo. Mentre nel caso di una donna abbiamo meno difficolt&#224; a intenderlo come servizio.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>&#200; sempre cos&#236;, d&#8217;estate diventa se possibile ancora pi&#249; evidente. <strong>Se il potere &#232; fallico, i desideri non soddisfatti di un uomo saranno una colpa da scontare per le donne che ha attorno, consenzienti o meno</strong>. Il piacere maschile ha un ruolo indiscusso nelle dinamiche di potere, &#232; il giudice supremo che sancisce che cosa sia giusto o sbagliato nelle relazioni fra uomini e donne. E finch&#233; non riscriveremo le regole e il racconto collettivo, le donne saranno sempre dalla parte sbagliata del piacere, e del potere.  </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-desiderio-maschile-e-le-donne?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fil-desiderio-maschile-e-le-donne%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Info varie</strong></h2><ul><li><p>Ho creato uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>I suoni</em>.</p></li><li><p><strong>SCRIVERE LA PROPRIA STORIA: </strong>se cercate aiuto per raccontare la vostra storia, scrivetemi <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>DONNE A POIS: </strong>qualcuno lo chiama &#8220;mankeeping&#8221; o &#8220;kinkeeping&#8221;, io li chiamo &#8220;pois viola&#8221;, perch&#233; rendono visibile la violenza invisibile sulle donne. Per scoprire di pi&#249; sulle &#8220;Donne a pois&#8221;, trovate il libro <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">qui</a>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cose bellissime e importantissime che non farò mai]]></title><description><![CDATA[Quando le informazioni e i consigli si trasformano in sensi di colpa travestiti]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/cose-bellissime-e-importantissime</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/cose-bellissime-e-importantissime</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Sun, 22 Jun 2025 11:48:01 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7560335f-0041-4b17-835c-a02a8487d751_1280x955.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quanti consigli domestici che ti cambiano la vita, scenari geopolitici spiegati in due minuti, webinar gratuiti e ricette facilissime pu&#242; sopportare un uomo?<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2F%23footnote-1" target="_self">1</a></p><p>Che siamo finiti in una sorta di <strong>vortice di iperproduttivit&#224;</strong> ormai &#232; chiaro a chiunque. Perfino i giochi sul cellulare servono a qualcosa, fosse anche solo a impedire ai tuoi neuroni di invecchiare o a scacciare lo stress. <strong>Ogni volta che mi consigliano una serie stupenda da vedere gemo fra me</strong>, perch&#233; so che andr&#224; ad aggiungersi alla lista infinita di Cose bellissime e importantissime che non far&#242; mai, con sensi di colpa e ansia da prestazione annessi.</p><p>Poi c&#8217;&#232; l&#8217;attivismo, ci sono <strong>tutti i discorsi femministi che urge fare </strong>e ci sono tutti i messaggi che ricevi che te ne sollecitano altri e tu sei grata e riconoscente a chiunque si fidi tanto del tuo parere e delle tue capacit&#224; da consegnarti una battaglia in pi&#249;, ma <strong>se parlare di <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fmybook.to%2FbPw3">donne a pois</a> diventa a sua volta un pois, ha ancora un senso</strong>?</p><p>I social si prendono troppa parte del mio tempo, e vabb&#232;, ma mi costringono anche a <strong>scoprire troppe cose nuove al giorno</strong>: trucchi per la pulizia, ricette di polpette vegane e dolci senza glutine, posti meravigliosi da visitare, concerti fantastici a cui andare, canzoni con cui emozionarsi, consigli di bellezza, i modi migliori per allacciare un reggiseno e il ballo perfetto per il tuo matrimonio. E non importa se non sei vegana, non metti quasi mai il reggiseno o se non hai intenzione di sposarti. <strong>Impari tutto, comunque, in modo passivo, vorace e inarrestabile. </strong></p><p><em>&#8220;A che et&#224; hai scoperto di avere sempre sbagliato a stendere i panni, a usare la bottiglia dell&#8217;olio, a fare gli addominali, i bendaggi di emergenza, le foto con il cellulare, a posteggiare a spina di pesce?&#8221;</em></p><p><em>&#8220;Quanti di questi trucchi per non essere truffato, derubato di tutti i tuoi risparmi, lasciato senza identit&#224;, account social, amici e parenti ignoravi fino a ieri?&#8221; </em></p><p><em>&#8220;Se ti scotti due volte prima dei diciotto anni sei condannato a morire male.&#8221;</em></p><p><em>&#8220;Se hai detto una di queste cose ai tuoi figli, sappi che da adulti diventeranno serial killer psicopatici e la colpa sar&#224; solo tua.&#8221;</em></p><p><em>&#8220;Sei sicuro di sapere come comportarti in caso di valanga, maremoto, tamponamento a catena, ebola, carestia e puntura di meduse?&#8221;</em></p><p><em>&#8220;Continui a farti l&#8217;orlo dei pantaloni con ago e filo?&#8221; &#8220;Se vedi formarsi queste onde in mare, sai che devi fare?&#8221; &#8220;Conosci le quattro parole di giapponese che ti salveranno sempre la vita?&#8221; &#8220;Sai come capire quanti anni ti restano da vivere osservando il colore della tua urina?&#8221;</em></p><p><strong>No, non lo so pi&#249;, non so pi&#249; niente</strong>, non ricordo se ci volevano le uova nella ricetta vegana e non ho ancora capito come funziona la bottiglia dell&#8217;olio, figuriamoci se mi ricordo come fermare un&#8217;emorragia. Non dico che non siano informazioni utili (ammesso che ci sia qualcosa di vero), dico solo che<strong> in realt&#224; sono tutti sensi di colpa mascherati da simpatici consigli a prova di imbecille</strong>. Se non sei esperto in tecniche di pronto soccorso, hai pagato troppo per un biglietto aereo, <strong>se ti si vedono le spalline del reggiseno e non sei in grado di diagnosticarti da solo la malattia che ti uccider&#224;, la colpa &#232; tutta tua.</strong></p><p>Forse &#232; iniziata con la Nutella con il nostro nome sopra, poi gli algoritmi hanno fatto il resto e adesso<strong> siamo convinti che tutto quello che ci circonda porti il nostro nome</strong>. &#200; diventato tutto un diritto e un dovere al tempo stesso. Il dovere di possederlo e approfittarne, per&#242;, non di prendercene cura. <strong>Siamo diventati i sovrani assoluti della nostra minuscola bolla di privilegio low cost. Gli invitati premium al buffet delle informazioni non richieste. </strong>&#200; un po&#8217; come vivere nel corridoio dell&#8217;Ikea o sulla home page di Temu, circondati da offerte a 0,99 che sembra un delitto lasciare l&#236;. Sembra un delitto perfino non averne bisogno. </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">A proposito di buffet&#8230;  </p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Forse<strong> dovremmo scegliere una cosa bellissima e importantissima da fare alla settimana. Solo quella.</strong> Scegliere di essere ignoranti, imbranati, impreparati. Sapere di non sapere, per scomodare Socrate (e pure Wikipedia che mi ha rinfrescato la memoria, a proposito di buffet). <strong>Imparare a lasciar andare le informazioni</strong>, i consigli, i tutorial, i webinar, le live dai musei che adoriamo, o almeno tenercene stretti un paio, gli irrinunciabili. Lasciare che le informazioni ci scorrano attorno, navigarci in mezzo <strong>resistendo alla tentazione di afferrarle, di pensare che ci riguardino sempre e comunque, che non serva una ragione per coglierle, ma una per lasciarle andare</strong>. </p><p>Non ci limitiamo a <strong>tarare i nostri bisogni emotivi e la nostra curiosit&#224; intellettuale su quello che ci viene offerto, invece che su quello che ci serve davvero</strong>, ma ci sanzioniamo da soli quando non arriviamo a consumare tutto ci&#242; che potremmo consumare, in un cortocircuito emotivamente sfiancante. Siamo diventati le vittime perfette della nostra campagna di marketing tossica personalizzata. <strong>Guarda che cosa mi costringi a venderti. </strong>Allora forse &#232; arrivato il momento di fermarsi e cambiare qualcosa. Come, non lo so, ma sono sicura che l&#8217;algoritmo dopo aver intercettato questa newsletter mi dar&#224; un paio di idee. Magari chieder&#242; a Chat Gpt. Sono sicura che lui sa. Anche come non sapere.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/cose-bellissime-e-importantissime?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fcose-bellissime-e-importantissime%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>I suoni</em>.</p></li><li><p><strong>SCRIVERE LA PROPRIA STORIA: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>LE PAROLE DELLA MENOPAUSA: </strong>incontri individuali per costruire un racconto della menopausa in cui ritrovarsi e ricostruire la propria identit&#224; grazie alla scrittura. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>.</p><p></p></li></ul><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2F%23footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Semicit dal mio film preferito: <em>&#8220;I mean, how much sex, fun, friendship can one man take?&#8221;</em> come dice Harold (Kevin Kline) ne <em>Il grande freddo</em>.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il corpo delle donne non è una questione estetica, è una questione di potere]]></title><description><![CDATA[Prendersela con le top model e con i social &#232; solo un altro modo per scaricare le colpe maschili sulle donne]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-delle-donne-non-e-una-questione</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-delle-donne-non-e-una-questione</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Wed, 18 Jun 2025 07:47:10 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa181ec92-4fa3-4fa5-bcaa-f5b3dbd84d6f_2560x1600.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ho paura degli squali.&#8221;</p><p>A dirlo &#232; una ragazza di 15 anni, di fianco a me in treno.<strong> Sta spiegando ai tre amici maschi perch&#233; non le piace andare in spiaggia. </strong>E loro ridono, la prendono in giro affettuosamente, cercano di convincerla a cambiare idea. Le spiegano che gli squali non ci sono. Ma lei non cede. <strong>In spiaggia non ci va. Ha paura degli squali. E il mio primo pensiero &#232; che gli squali non c'entrino niente. </strong></p><p><strong>Quante di noi hanno avuto paura degli squali al momento di andare in spiaggia? Per qualcuna quegli squali erano i peli di troppo, per qualcun&#8217;altra i chili</strong>, pochi o tanti che fossero, per qualcuna i centimetri di pelle esposti alla vista. Per tutte, o quasi, erano gli sguardi altrui. La ragazzina in questione ha un corpo senza segni particolari. Il dubbio non mi viene perch&#233; sia sovrappeso (come lo ero io alla sua et&#224;) o poco proporzionata o molto procace, per esempio. &#200; magrolina, molto carina, tonica, altezza e corporatura nella media. </p><p>Non conosco quella ragazza, ma non ne ho bisogno. <strong>Conosco decine, centinaia di altre ragazze e donne che mi hanno raccontato che in spiaggia non ci vanno</strong>, che non si mettono pi&#249; il costume, per paura del giudizio altrui sul loro corpo. <strong>Ai miei tempi la colpa era sempre delle top model</strong>, adesso probabilmente &#232; dei social, non so, ogni epoca ha il suo capro espiatorio. Perch&#233; &#232; pi&#249; facile dare la colpa a modelli di bellezza impossibile che cercarla dove si trova davvero, ossia nel <strong>sistema di potere</strong> in cui viviamo.</p><p>Le top model non c&#8217;entravano niente, erano un sintomo, nel caso, non la causa. Un altro dei tanti modi per <strong>scaricare le colpe maschili sulle donne</strong>. <strong>Il corpo delle donne non appartiene alle donne, &#232; la misura del potere altrui. </strong>Lo portano a braccetto gli uomini potenti, lo pretendono sotto le lenzuola gli uomini annoiati, sono loro a decidere come lo vogliono. Il corpo delle donne &#232; un accessorio del potere maschile. &#200; questa <strong>la cultura dello stupro</strong>. Tutti hanno diritto a dire la loro, perch&#233; su quei corpi, sul mio e su quello della ragazzina in treno e su quello della donna sessantenne che mi ha raccontato di non mettersi pi&#249; il costume da bagno da anni, <strong>su tutti questi corpi passa il potere maschile</strong>. A volte ci scivola sopra come bava di lumaca, con sguardi e aggettivi non richiesti, a volte ci pianta sopra le tende.  </p><p>E quando parlo di potere maschile, non intendo tutti gli uomini o i ragazzi che incontreremo, ovviamente. Intendo il sistema di norme che regola lo spazio pubblico, <strong>lo spazio del potere</strong>, appunto. Come la strada. O la spiaggia. Una donna lo sa,<strong> in quello spazio ci si entra con il proprio corpo</strong>, si chiede il permesso con il proprio corpo, si rischia per via del proprio corpo, ci si sente sempre un po&#8217; clandestine. Sempre con il corpo dalla parte sbagliata del potere.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se finora la newsletter ti &#232; piaciuta, iscriviti!</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Allora possiamo dare la colpa alle top model, alle tiktoker, ai costumi da bagno imbottiti per le dodicenni, possiamo prendercela con le creme per la cellulite, l&#8217;et&#224; sempre pi&#249; precoce del beauty, con la pubblicit&#224;, i guru delle diete e le aspettative assurde della moda. E non saranno certo discorsi sbagliati. Purch&#233; nessuno si dimentichi, leggendoli, che <strong>lo squalo di cui abbiamo paura di solito si veste in giacca e cravatta</strong>. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-corpo-delle-donne-non-e-una-questione?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fil-corpo-delle-donne-non-e-una-questione%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>LE PAROLE DELLA MENOPAUSA: </strong>incontri individuali per costruire un racconto della menopausa in cui ritrovarsi, senza vergogna, con allegria e un&#8217;idea di futuro. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Gli accessori</em>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lasciateci avere la pancia in santa pace]]></title><description><![CDATA[Rivendicare un discorso estetico per i corpi delle donne che invecchiano significa riportarli negli spazi di potere]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/lasciateci-avere-la-pancia-in-santa</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/lasciateci-avere-la-pancia-in-santa</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Tue, 10 Jun 2025 08:56:18 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc3fe8e82-0117-40b7-a5b2-8e7374cc5c32_853x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>No, <strong>non &#232; un post contro il body shaming</strong>, non &#232; neanche un invito a fregarsene della forma fisica o un anatema contro l&#8217;operazione bikini. (Bikini peraltro qui in Catalunya &#232; un modo per definire il toast, quindi per me l&#8217;unica operazione bikini che valga la pena nominare &#232; quella.) </p><p>E ci tengo a ribadire che <strong>non &#232; un post sulla linea</strong>, perch&#233; <strong>&#232; un post sui corpi delle donne che invecchiano</strong> e confondere questo argomento con quello sui corpi magri o grassi rischia di diventare solo un modo in pi&#249; per renderli invisibili. <strong>Dov&#8217;&#232; lo spazio per parlare dei corpi delle donne che invecchiano senza toni pietosi, sguardi infastiditi o consigli di salute? </strong>Perch&#233; i corpi delle donne quando invecchiano non hanno uno spazio tutto loro anche nel discorso estetico, non solo in quello pi&#249; generico e rivendicativo o in quello medico?</p><p>Eccolo qui, questo post &#232; quello spazio. Perch&#233; <strong>c&#8217;&#232; un discorso di potere ben preciso dietro gli sforzi per invisibilizzare, ridicolizzare e disprezzare i corpi delle donne che invecchiano. </strong>Non devono piacere per forza a nessuno, sia chiaro, proprio come quelli delle donne giovani, del resto. Per&#242; lasciateli in pace. La pancia degli uomini &#232; sempre segno di potere, soprattutto dopo una certa et&#224;. <strong>Gli uomini occupano spazio perch&#233; possono farlo</strong> e pi&#249; ne occupano pi&#249; rivendicano il potere che lo rende loro possibile. I chili degli uomini parlano del loro potere. I chili delle donne parlano di quello che dovrebbero fare per perderli. </p><p>La pancia, per esempio. Superata una certa et&#224;, la pancia diventa evitabile pi&#249; o meno come le zanzare sulla riva del Ticino le sere d&#8217;estate. <strong>La pancia dopo i cinquanta non &#232; il segno che stiamo mangiando troppo o male, che dovremmo fare pi&#249; esercizio o che ci stiamo trascurando. &#200; il segno che siamo sopravvissute. </strong>E se mangiare meglio e fare pi&#249; esercizio ci aiuta a vivere ancora pi&#249; a lungo, ben vengano entrambe le cose, ma la pancia rester&#224;. Non illudiamoci. Noi siamo cambiate. Il nostro corpo &#232; cambiato. Il problema &#232; che <strong>non abbiamo un discorso collettivo su cui fondare questa nostra nuova identit&#224;.</strong> Almeno un discorso collettivo che non ci voglia gi&#224; sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso.</p><p>Secondo me non ci rendiamo conto della <strong>quantit&#224; di frustrazione, dispiacere, sforzi e mancata autostima che accumuliamo noi donne ogni volta che ci proviamo un vestito per un&#8217;occasione speciale o tiriamo su una cerniera.</strong> E di tutto quello che potremmo fare se accettassimo che il nostro corpo invecchia anche sul piano estetico e ci preoccupassimo soltanto di mantenerlo sano. <strong>Tutti vogliono qualcosa dal corpo delle donne, tutti pretendono qualcosa. &#200; una sorta di patrimonio collettivo, perch&#233; &#232; su quei corpi che si costruisce e si misura il potere maschile. </strong>Cos&#236; quando quei corpi invecchiano, quando non entrano pi&#249; nelle logiche e nelle narrazioni del desiderio e della cultura dello stupro, si chiede loro di scomparire. </p><p><strong>Accanirsi contro i corpi che invecchiano, pretendere da quei corpi l&#8217;impossibile, non &#232; poi molto diverso dal silenzio sotto cui si nascondono le mestruazioni. &#200; solo uno dei tenti modi in cui si regola e si definisce l&#8217;accesso delle donne allo spazio pubblico. </strong>Per entrarci, per occuparlo a pieno titolo, bisogna andare a braccetto con il desiderio maschile o con la maternit&#224;. &#200; questo che dicono le mestruazioni alle ragazze: lo spazio pubblico <strong>non ti appartiene pi&#249; come prima</strong>. E non a caso &#232; lo stesso messaggio che lo spazio pubblico lancia alle donne che invecchiano: lo spazio pubblico non ti appartiene pi&#249; come prima. Siamo invitate gentilmente a ritirarci nel privato e che quell&#8217;invito passi attraverso il nostro corpo non fa che rendere tutto ancora pi&#249; violento. </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se finora la newsletter ti convince, iscriviti! </p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p><strong>Convivere con la pancetta da menopausa non &#232; una resa, insomma</strong>. &#200; un modo per vivere appieno il potere di questa fase della nostra vita. Ed &#232; un potere enorme, a saperlo vedere e riconoscere, a riuscire a sottrarlo alle logiche del discorso collettivo. Il mio non &#232; un invito a trascurare il proprio corpo o a non prendersene cura. &#200; anche questo un privilegio e ciascuna ne godr&#224; nei modi in cui vuole e pu&#242; farlo. Cos&#236; come ciascuna ha <strong>il diritto di cercare un discorso estetico che le assomigli </strong>e aderirvi. Solo dovremmo pretendere che esista un discorso estetico adatto ai corpi femminili che hanno superato i cinquant&#8217;anni. Senza farli rientrare a forza negli stessi canoni ingiusti di quando quei corpi erano adolescenti. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/lasciateci-avere-la-pancia-in-santa?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Flasciateci-avere-la-pancia-in-santa%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>LE PAROLE DELLA MENOPAUSA: </strong>incontri individuali per costruire un racconto della menopausa in cui ritrovarsi, senza vergogna, con allegria e un&#8217;idea di futuro. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Gli accessori</em>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'obbligo della felicità]]></title><description><![CDATA[Un pois viola che non sempre si riconosce, una violenza pi&#249; invisibile delle altre]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/lobbligo-della-felicita</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/lobbligo-della-felicita</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Wed, 04 Jun 2025 07:46:45 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fab9d54ba-b97d-4ec1-a327-546ad4084f6a_960x640.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa sono andata a vedere<strong> uno spettacolo comico di magia</strong>. Due maghi molto seguiti sui social e che, ho scoperto dal vivo, avevano un pubblico pi&#249; giovane di quanto immaginassi. Sulle poltrone dello spettacolo di <strong>Siegfried &amp; Joy</strong>, infatti, la maggioranza erano famiglie.</p><p>Una era seduta dietro di me. Madre, due figli maschi fra i sette e i dieci anni, e il padre. La madre era emozionata e a sentirla parlare con i figli non era difficile immaginare che avessero seguito i due maghi sui social per mesi, con il loro telo dorato iconico e le loro gag, per decidersi poi a comprare i biglietti. <strong>E finalmente il momento era arrivato.</strong> </p><p>&#8220;Guarda, guarda quel signore, si &#232; vestito come Siegfried.&#8221; &#8220;Sicuro che ti scappa? Va bene, andiamo in bagno.&#8221; &#8220;Cavoli, non abbiamo pensato a portare anche noi un telo dorato, avremmo potuto portare quel foulard giallo che non uso mai&#8230;&#8221; &#8220;No, basta bibite, che poi non dormite.&#8221; &#8220;Eccoli, guarda, stanno passando proprio davanti a noi! Hai visto, sono loro! Guarda che simpatici, stringono la mano a tutti.&#8221; <strong>&#8220;Di&#8217; a tuo padre che pu&#242; anche sorridere ogni tanto.&#8221;</strong></p><p>Quell&#8217;ultima frase &#232; stata una rivelazione. All&#8217;improvviso ho capito <strong>tutta la fatica che c&#8217;era dietro l&#8217;entusiasmo ostentato dalla madre</strong> sin dal momento in cui si erano seduti. Forse dal momento in cui erano usciti di casa, o avevano comprato i biglietti. Non che non fosse sincero, lo era, era un momento speciale per lei e desiderava che lo fosse anche per i figli. Un ricordo di famiglia. Voleva che fosse tutto perfetto, dalle necessit&#224; fisiologiche varie a quelle emotive. <strong>E di fronte al viso impassibile e alla posa sfingea del padre, sentiva di doversi emozionare per due. Se non per quattro.</strong></p><p>Quella sera mi sono resa conto di quanto spesso anche l&#8217;allegria di famiglia ricada sulle spalle delle madri. Di quanti sforzi sentiamo di dover fare non solo per nutrire e accudire i figli, anche per vederli felici. &#200; anche una questione generazionale. <strong>&#200; come se adesso pretendessimo quella felicit&#224;, in cambio dei nostri sforzi. </strong>Come se ne avessimo bisogno. </p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;bc7ebb2b-bd17-4877-a692-7de024e833f0&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Qualche giorno fa alla Posta per caso &#232; arrivata la storia di una donna che raccontava di essere entrata in gelateria con il marito e i figli e di esserne uscita con i gusti che piacevano a tutti, tranne quelli che piacevano a lei.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il privilegio di voler bene senza scomparire sotto quel bene&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-03-03T18:32:21.930Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ff5ed887-fdaf-4757-b6e2-493ad1f92297_1280x1087.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-privilegio-di-voler-bene-senza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:158298770,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:25,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Abbiamo raddoppiato il carico in ogni modo possibile, sentiamo di dover fare di pi&#249; per i figli, forse perfino troppo, proprio quando siamo pi&#249; consapevoli che mai dell&#8217;ingiustizia di quel carico. E cos&#236; finiamo per pretendere qualcosa in cambio, qualcosa che ci sembra cos&#236; scontato da non meritare neanche un dubbio: la felicit&#224; dei nostri figli. Senza renderci conto di quanto sia ingiusto, da parte nostra. Di quanto abbiamo alzato la posta in gioco, per tutti, anche per loro. Io odiavo dover tornare all&#8217;ora del coprifuoco, non un minuto pi&#249; tardi. <strong>Ai miei figli non impongo nessun coprifuoco. Ma forse loro preferirebbero dover rientrare a mezzanotte come Cenerentola invece di sentire, in una consegna muta e inespressa, di avere l&#8217;obbligo di essere felici.</strong></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se finora la newsletter ti convince, iscriviti! :)</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Mi rendo conto ora di avere iniziato a scrivere del carico femminile e di pois viola, e di avere sconfinato nel territorio social ostile e infido della genitorialit&#224;, quello che ti attira le critiche pi&#249; feroci e incattivite. Le due cose per&#242; non sono incompatibili. <strong>Portiamo spesso sulle nostre spalle anche il compito della felicit&#224; collettiva, proprio come quello dell&#8217;armonia, come ricuciamo gli strappi e preveniamo ogni lite, abituate a rilevare tensioni nell&#8217;aria con le precisione di un radar meteorologico. </strong>Tornassi indietro, forse avrei voluto dire alla madre seduta dietro di me: <strong>&#8220;Goditelo tu, insieme a loro, ma pensa solo al tuo, di entusiasmo. </strong>Nella peggiore delle ipotesi, i tuoi figli si godranno di pi&#249; la tua felicit&#224; che lo spettacolo dei maghi. Ammesso e non concesso che sia davvero la peggiore delle ipotesi&#8221;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/lobbligo-della-felicita?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Flobbligo-della-felicita%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>LE PAROLE DELLA MENOPAUSA: </strong>incontri individuali per costruire un racconto della menopausa in cui ritrovarsi, senza vergogna, con allegria e un&#8217;idea di futuro. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Gli accessori</em>.</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Gli uomini stanchi sono sempre un po' eroi]]></title><description><![CDATA[Le donne stanche invece dovrebbero sforzarsi un po' di pi&#249;. E poi ci sono le ancelle dell'editoria...]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/gli-uomini-stanchi-sono-sempre-un</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/gli-uomini-stanchi-sono-sempre-un</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Wed, 28 May 2025 09:56:47 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcdcb189d-0173-48a5-a183-11442fb53ba4_851x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero piccola, il riposo di mio padre aveva qualcosa di sacro. <strong>&#8220;Tuo padre sta riposando&#8221;</strong> suonava come un monito inequivocabile: quando tuo padre dorme, tutto tace. Non ricordo di avere mai sentito dire &#8220;tua madre sta riposando&#8221;. Nel caso, sar&#224; successo perch&#233; non stava bene, la malattia era l&#8217;unica scusante ammessa per il riposo femminile.</p><p>Non so quanto siano cambiate le cose in questi anni. Gli uomini si dedicano di pi&#249; ai lavori domestici, ma quando lo fanno vestono spesso i panni del martire. <strong>Guai a chi disturba un uomo che pulisce il bagno, non sta solo eliminando germi e batteri, &#232; in missione.</strong> Gli uomini che puliscono si aspettano che i risultati dei loro sforzi encomiabili durino in eterno. Sporcare il pavimento dopo che l&#8217;hanno lavato &#232; un&#8217;offesa irrimediabile. Non che alle donne faccia piacere che qualcuno sporchi dove hanno strofinato, va da s&#233;, ma se si lamentano sono &#8220;fissate con le pulizie&#8221;, un po&#8217; maniacali e rompiballe, come testimoniano centinaia di reel. <strong>Gli uomini non sono mai fissati con le pulizie.</strong> Gli uomini non rompono. Gli uomini meritano ammirazione e rispetto per avere dato il proprio sofferto contributo al benessere della casa, dedicandosi con professionalit&#224;, sforzo e sacrificio a cancellare ogni traccia di sporco. </p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;6f02e0a3-b1e7-4389-aff9-e7243eb23a78&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Come cambia il racconto collettivo delle pulizie domestiche, a seconda che a occuparsene sia un uomo o una donna? Quando a pulire &#232; un uomo, c'&#232; quasi sempre qualcosa di eroico, c'&#232; sforzo, sacrificio, dedizione. Le pulizie fatte da un uomo meritano rispetto, attenzione, gratitudine. Quando un uomo lava il pavimento, che nessuno osi calpestarlo o chiede&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il racconto delle pulizie&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2024-08-09T11:41:59.278Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/088ce06e-3827-4787-bcbf-b7fcb8861444_1280x853.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;cover_image_crop&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-racconto-delle-pulizie&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:147516812,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:18,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Non &#232; poi tanto diverso dalla considerazione che abbiamo pi&#249; in generale del lavoro maschile e di quello femminile. &#8220;Non puoi chiederlo a lui?&#8221; sbotto ogni tanto, staccando gli occhi dal computer, quando mi interrompono per qualcosa a cui potrebbe rispondere l&#8217;uomo di turno. <strong>&#8220;Ma lui lavora&#8221; </strong>&#232; spesso la risposta. E non &#232; che non sia chiaro a tutti che lavoro pure io, ma il mio lavoro ha sempre qualcosa del privilegio. Avete voluto lavorare? Adesso non lamentatevi. <strong>Se non comporta fatica fisica, poi, sar&#224; pi&#249; dalle parti della leggerezza, dello svago. </strong>Le menti maschili che si nutrono sono nobili, esigenti e privilegiate. Le menti femminili che lavorano per nutrirle, per esempio editando o traducendo, svolazzano come allegre api operaie fra refusi e consigli di scrittura. </p><p>L&#8217;editoria, del resto, &#232; in un certo senso una metafora perfetta della condizione del lavoro femminile. <strong>&#8220;Siamo le ancelle dell&#8217;editoria&#8221;</strong>, mi disse una volta un&#8217;amica, commentando il fatto che a lavorare nel settore erano spesso le donne senza figli. E allora forse non &#232; un caso che il mondo pretenda da quelle ancelle un&#8217;eterna e silenziosa dedizione al futuro dell&#8217;umanit&#224;. Che dedichino i loro sforzi entusiasti e malpagati a un settore da cui ci si aspettano scopi esistenziali e di cui tutti sembrano sapere tutto, a prescindere. Mi dia tre tomi di profondit&#224;, salvezza dell&#8217;umanit&#224; e linguaggio forbito. Sono quattro, che faccio, lascio?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p><strong>E poi c&#8217;&#232; la fatica degli uomini. </strong>Una donna stanca &#232; lamentosa. Un uomo stanco esige di essere lasciato in pace. La stanchezza delle donne &#232; una faccenda ordinaria, quasi fisiologica. Non ci si aspetta niente di diverso da loro.<strong> La stanchezza degli uomini incute rispetto e ammirazione. </strong>C&#8217;&#232; una differenza abissale nel modo in cui ci &#232; concesso di essere stanche e non &#232; solo materia per le battute sessiste sulle donne multitasking. &#200; pericoloso. &#200; il motivo per cui ci ritroviamo con la faccia a pois. &#200; l&#8217;inizio della fine dei diritti. &#200; una delle ragioni per cui non veniamo ascoltate, per cui ci ammaliamo, per cui non c&#8217;&#232; mai davvero posto per noi quando le nostre esigenze convivono con quelle altrui. Perch&#233; se non hai il diritto di essere stanca, se il riposo delle donne &#232; un premio, pure malvisto e sopravvalutato, allora quando inizia il diritto a pensare a noi stesse?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/gli-uomini-stanchi-sono-sempre-un?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fgli-uomini-stanchi-sono-sempre-un%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>LE PAROLE DELLA MENOPAUSA: </strong>incontri individuali per costruire un racconto della menopausa in cui ritrovarsi, senza vergogna, con allegria e un&#8217;idea di futuro. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>. </p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Gli accessori</em>.<strong><br></strong></p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le persone che ti manipolano ti vendono un sogno]]></title><description><![CDATA[E poi lo distruggono]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/le-persone-che-ti-manipolano-ti-vendono</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/le-persone-che-ti-manipolano-ti-vendono</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Tue, 20 May 2025 13:18:16 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f1e400a-c5db-4651-8f97-52482ebd5c9d_2192x2192.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Oltre a cercare di assumere il controllo delle tue emozioni e delle tue scelte, oltre a farti sempre sentire dalla parte sbagliata, le persone manipolatrici ti vendono un sogno.</p><p>Non solo te lo vendono, ti convincono che sia imprescindibile, fino a rendertelo necessario. <strong>E poi te lo tolgono. Anzi, lo usano per ricattarti, per farti sentire colpevole. </strong>Perch&#233; quando tu cerchi di salvarti, di difenderti, di far valere le tue ragioni, non ti convincono solo di essere pazza, esaurita, paranoica, ti lasciano anche con <strong>la certezza di avere distrutto quel sogno. Ed &#232; forse l'unica cosa su cui hanno ragione.</strong></p><p>Ti lasciano l'onere di difendere quel sogno a costo del tuo benessere e della tua salute. Ed <strong>&#232; un onere terribile, dover scegliere fra essere sana ed essere nel giusto</strong>. Con una persona manipolatrice non potrai mai fare entrambe le cose, non potrai mai essere sana e nel giusto, perch&#233; il giusto per te &#232; diventato anche quel sogno, che devi lasciarti alle spalle. E spesso calpestare mentre ti allontani.</p><p>Pu&#242; essere il sogno di un amore romantico perfetto e idealizzato, pu&#242; essere il sogno di una famiglia felice, a volte anche quello di un'infanzia a cui poter tornare. Se la persona tossica &#232; un genitore o un familiare, il sogno si incrina necessariamente, non &#232; sostituibile, non con gli stessi contorni, ci sono vuoti che non &#232; possibile riempire. <strong>Ma anche il sogno di un amore romantico in realt&#224; &#232; insostituibile</strong>, quando ruota attorno a un'idea di perfezione e di assoluto, quando si nutre della tua libert&#224;. E poi c'&#232; il sogno della brava figlia, della madre che tutto pu&#242; e deve, dell'amore che sfida ogni avversit&#224; con un potere a cui tutto &#232; sacrificabile, della compagna che regge le sorti del destino emotivo altrui sulla punta delle dita. </p><p><strong>Le persone tossiche non hanno genere, ma quando le incroci portandoti addosso la convinzione di essere responsabile della cura e della felicit&#224; altrui, il segno che ti lasciano addosso &#232; pi&#249; profondo</strong>. E quando le incroci in un sistema di potere che non ti tutela, sei due volte indifesa. Ecco, fra i tanti consigli preziosi su come affrontare una persona manipolatrice, raramente ho letto qualcosa sulla <strong>necessit&#224; di incerottare quel sogno e portarsene dietro i pezzi</strong>, in qualche modo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Se ci resta la sensazione di essere sbagliate e fuori posto, una sorta di homeless dei sentimenti, il problema non siamo noi. &#200; che continuiamo a pensare che avremmo dovuto fare qualcosa per salvare quel sogno. <strong>L'ultima manipolazione possibile, secondo me, &#232; convincerti che quel sogno valga pi&#249; di te.</strong></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/le-persone-che-ti-manipolano-ti-vendono?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fle-persone-che-ti-manipolano-ti-vendono%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Scrivere per raccontarsi</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Sconto per tutte le donne che vogliono scrivere per smettere di sentirsi invisibili. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>Gli accessori</em>.<strong><br></strong></p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le ragazze che scelgono di non uscire ]]></title><description><![CDATA[Le ragazze che vengono molestate sanno di avere subito violenza. Sanno che non &#232; colpa loro. Ma sanno anche che il mondo non le protegger&#224; abbastanza.]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/le-ragazze-che-scelgono-di-non-uscire</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/le-ragazze-che-scelgono-di-non-uscire</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Sun, 11 May 2025 17:57:06 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F383d2fde-bedd-4f1c-90ad-8af546bf1348_2000x1196.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; sempre una ragazza che viene stuprata. Mai un ragazzo o un uomo che stupra.</p><p>C&#8217;&#232; sempre qualcosa che la ragazza ha detto o fatto prima di essere molestata, la colpa di un approccio respinto o incoraggiato, in qualche modo. L&#8217;approccio di chi? Non &#232; dato saperlo. <strong>Gli uomini che molestano sono sempre invisibili.</strong></p><p>C&#8217;&#232; sempre un genitore che al primo reggiseno parla della figlia con preoccupazione, <strong>c&#8217;&#232; sempre un divieto in pi&#249; per ogni cambiamento del tuo corpo. Le curve delle donne rendono lo spazio pubblico un luogo pericoloso</strong>, sono fatte per incollarsi a quelle dei muscoli degli uomini - quelle s&#236; curve che posseggono gli spazi e li dominano -  non per andare in giro da sole.</p><p>Se lo spazio pubblico non ti assomiglia e non ti appartiene, se &#232; un posto da attraversare fra mille precauzioni, quando quelle precauzioni non bastano (perch&#233; no, non bastano mai) e vieni molestata, <strong>puoi anche sapere che non &#232; colpa tua, che non dipende da te, che non &#232; un problema tuo, ma non sar&#224; abbastanza</strong>. Puoi saperlo con la stessa certezza con cui sai che se proverai a denunciare sarai tu a essere giudicata e messa in dubbio, che il tizio in questione subito dopo pu&#242; entrare in un bar, dove tutti l&#8217;hanno visto molestarti e dove nessuno gli toglier&#224; il saluto. Perch&#233; il motivo di imbarazzo sarai tu, non lui. Puoi anche saperlo, avere tutti i motti femministi tatuati a fuoco sulla pelle, ma non baster&#224; a toglierti di dosso la sensazione che quel che &#232; successo non riguardasse solo il tizio ti ha usato violenza, ma anche lo spazio in cui vi muovevate. <strong>Lui con la certezza di poterlo fare, tu con la consapevolezza di doverlo subire. </strong></p><p><strong>&#8220;E la cosa peggiore &#232; che continuerai a provarlo per sempre&#8221; </strong>ho sentito dire a una ragazza. Ogni volta che sali su un treno, dove un tizio si &#232; masturbato davanti a te. Ogni volta che cammini per la strada, dove un cinquantenne ti ha messo la mano sul culo e poi ha sorriso e ha detto che scherzava. Ogni volta che sei in macchina, dove qualcuno al semaforo ti ha chiesto se gli facevi un pompino. Ogni volta che sei in discoteca, dove qualcuno ne ha approfittato per toccarti le tette mentre passavi. </p><p><strong>Finiamo per portarcele tutte addosso, le molestie che abbiamo subito, perch&#233; non abbiamo nessuno su cui scaricarle, nessuno che se ne faccia carico</strong>. Perch&#233; tutti si aspettano che siamo noi stesse a farcene carico, proprio come ci facciamo carico di tutto il resto, di tutte le altre ferite invisibili che reggono equilibri impossibili.</p><p><strong>Fa sempre male. Quando succede alle ragazze, fa male un po&#8217; di pi&#249;. </strong>Perch&#233; si porta via un pezzetto di futuro. Noi siamo cresciute sapendo che era inevitabile, che poteva succedere e sarebbe successo. Siamo cresciute convinte che le molestie fossero quasi un complimento, una sorta di prova di qualit&#224; della femminilit&#224;, come il marchio del parmigiano. Ma le ragazze no. Loro adesso sanno che non &#232; cos&#236;, sanno riconoscere un abuso, gliel&#8217;abbiamo insegnato noi. Hanno piena coscienza dei propri diritti, perch&#233; glieli abbiamo cacciati in testa fin da piccole, a suon di libri sulle ragazzine che vanno nello spazio e che non devono dare il bacino al nonno se non vogliono. Altro che Cenerentola. </p><p>Quando quelle bambine sono cresciute, per&#242;, e si trattava di dire alle ragazze che potevano andare in giro vestite come volevano, che non avevano bisogno di un ragazzo nel gruppo per girare la notte e che potevano divertirsi ovunque e comunque fosse sano per loro, indipendentemente dalle colpe, dalla prepotenza e dallo schifo degli uomini, <strong>quando si trattava di invitarle a occupare gli spazi pubblici e farli propri, ci siamo morse la lingua</strong>. O l&#8217;abbiamo detto con meno convinzione del necessario. O ci abbiamo aggiunto un sacco di ma e per&#242; e se, a beneficio della nostra coscienza femminista e delle nostre paure di genitori.</p><p><strong>Le ragazze che vengono molestate sanno di avere subito violenza. Sanno che non &#232; colpa loro. Ma sanno anche che il mondo non le protegger&#224; abbastanza. </strong>Che non le hanno protette i nostri inviti alla libert&#224; e i nostri slogan. Che la sanzione cadr&#224; sempre fuori dal campo maschile. E sono sempre di pi&#249; quelle che decidono di non uscire, o di uscire meno. Che non vanno pi&#249; in discoteca. Non prendono il treno da sole. Non girano per strada la sera. Perch&#233; s&#236;, sanno benissimo di averne il diritto. E no, non hanno paura del pericolo. Hanno pi&#249; la paura di quello che succede dopo. Del vuoto che ti si apre prima attorno e poi dentro. Dell&#8217;impotenza e della rabbia, quando lui se ne va a bere una birra con un aneddoto in pi&#249; da raccontare e le mani piene di te, e tu resti l&#236; con una vergogna e una furia e uno schifo che nessuno vuole ascoltare davvero e di cui non sai che fare.</p><p>Avevamo ragione, quando abbiamo detto alle ragazze che nessuno aveva il diritto di toccarle e che non erano tenute a farsi carico dei desideri maschili. E forse adesso sanno di non essere sole. Ma sanno anche che non abbiamo bruciato un bel niente e che non abbiamo creato spazi sicuri o in cui per ogni colpa ci fosse anche un castigo. <strong>Che gran regalo, insomma, la consapevolezza di avere subito un torto e una violenza, la certezza che non sia colpa tua, e che a nessuno comunque frega abbastanza perch&#233; smetta di succedere.</strong> Non si stava meglio quando si stava peggio, ovviamente. Ma forse per stare meglio davvero la nostra generazione avrebbe dovuto essere pi&#249; coraggiosa.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p><strong>Dare un nome alla colpa senza essere in grado di sanzionarla significa rendere chi l&#8217;ha subita vittima due volte. </strong>E per qualche motivo la violenza degli uomini diventa immancabilmente una faccenda al femminile, colpe e sanzioni comprese. L&#8217;abbiamo sempre saputo, non &#232; una novit&#224;, ma ora le ragazze che scelgono di non uscire pi&#249; di casa da sole lo rendono dolorosamente evidente. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/le-ragazze-che-scelgono-di-non-uscire?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fle-ragazze-che-scelgono-di-non-uscire%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Percorsi di scrittura autobiografica</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Sconto per tutte le donne che vogliono scrivere per smettere di sentirsi invisibili. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>VUOI SCRIVERE LA TUA STORIA? </strong>Laboratorio di scrittura autobiografica organizzato da <strong>La Piccola llibreria italiana</strong> di Barcellona, Pla&#231;a Sant Vicen&#231; de Sarri&#224;, 2: I luoghi della memoria: 7.5 e 21.5, Ricordare le emozioni: 4.6 e 18.6. Ore 10.00-12.00. Per informazioni e iscrizioni: info@lapiccola.cat.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>La stanza da letto</em>.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti per ricevere la newsletter gratuitamente.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p></li></ul><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La mappa della cura]]></title><description><![CDATA[Quella che ci portiamo scritta addosso, sul corpo]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/la-mappa-della-cura</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/la-mappa-della-cura</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 May 2025 13:52:43 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdee3d7e5-c195-489c-b078-5a24cb1b639b_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Prima ammissione: negli ultimi mesi ho usato l&#8217;autonarrazione a mo&#8217; di pillola. Pillola per l&#8217;insonnia, per l&#8217;ansia, per la mestizia da menopausa che non mi si scollava di dosso. Avevo un racconto autobiografico e uno strumento di scrittura creativa pronti alla bisogna nei momenti di difficolt&#224;. Ed &#232; servito, o almeno mi ha aiutata, o mi ha dato l&#8217;illusione di farlo, che poi &#232; un po&#8217; la stessa cosa. </p><p>Ho usato le metafore per cercare di raccontare l&#8217;ansia o l&#8217;insonnia, ho fatto ricorso alla scrittura creativa per recuperare un ruolo da protagonista quando mi sembrava di essere arrivata al capolinea dell&#8217;entusiasmo. E poi <strong>ho scoperto la Mappa della cura</strong>. </p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;c9c805e3-8d84-4e3e-9104-8cd2f360f60a&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;La scrittura creativa offre diversi strumenti preziosi anche per lavorare sulle proprie emozioni. Senza sconfinare nel terreno della psicologia, e con metodi e propositi molto diversi, permette di accostarsi a stati d'animo, sentimenti ed emozioni che troppo spesso diamo per scontati o fingiamo di non notare.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Raccontare l'ansia&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:32102532,&quot;name&quot;:&quot;Roberta Marasco&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Autrice, editor, ghost writer e traduttrice. Scrivo e aiuto gli altri a scrivere la propria storia. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30ad951b-d8d1-4d17-aaa2-008a7cad63e8_1890x1890.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-01-17T09:09:20.076Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4234981f-f835-45e9-93d5-f437e976ef21_1280x853.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/raccontare-lansia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:154948057,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Storie a pois&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fee7f5775-e7c1-4229-b5a4-ee28332554d1_450x450.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Seconda ammissione: <strong>quando ho bisogno di ritrovare la calma, io mi concentro sulle dita dei piedi</strong>. Lo so, suona ridicolo, ma il potere ansiolitico delle dita dei piedi secondo me &#232; sottovalutato. Sono convinta che siano l&#8217;unica parte di me che non perde mai l&#8217;equilibrio, metaforicamente e non. E cos&#236; una sera, mentre scivolavo verso di loro in cerca di pace, mi &#232; venuto in mente che il mio corpo non portava solo i segni dell&#8217;et&#224;, anche di tutte le guarigioni avvenute in oltre cinquant&#8217;anni di vita. </p><p>I tagli e i graffi che si erano curati, le cicatrici che sbiadivano, le contratture che si erano sciolte&#8230; Quante erano le parti di me che in qualche momento erano state male e poi erano guarite? Che meraviglia, allora, <strong>pensare al proprio corpo come a una Mappa della cura, portarci addosso la dimostrazione della nostra fragilit&#224; e al tempo stesso della nostra capacit&#224; di guarire</strong>. Siamo ancora qui, sembra dirmi quella mappa. Ti ho regalato tanti momenti di cura, di cui ti sei dimenticata troppo presto.  </p><p>Avevo spesso pensato al corpo che invecchiava come a una raccolta di cicatrici, di storie, di ricordi. Ma non ci avevo mai pensato come a una testimonianza invisibile delle sue - e delle mie - capacit&#224; di tenermi in vita, di guarire, di rinnovarsi. Non tutto guarisce, certo, non tutto si rinnova e quella capacit&#224; ha una data di scadenza scritta da qualche parte. Ma fino a quella data,<strong> avr&#242; la certezza di avere con me la mappa pi&#249; importante di tutte</strong>. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Io vi consiglio di provarci, almeno una volta. Partite dai piedi o dalla testa, dalla sbucciatura sul ginocchio di quando eravate bambine, dalla cicatrice di un intervento, dal ricordo del parto o di un dolore passato, dalle occasioni in cui ci siamo fatte male da sole o che &#232; successo per errore. <strong>Provate a visualizzarle, a disegnarle con l&#8217;immaginazione sul corpo, tutte quelle ferite che si sono rimarginate, che sono scomparse completamente o sono diventate appena visibili.</strong> </p><p>Non &#232; la mappa pi&#249; preziosa e necessaria che esista? </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/la-mappa-della-cura?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fla-mappa-della-cura%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>Percorsi di scrittura autobiografica</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Sconto per tutte le donne che vogliono scrivere per smettere di sentirsi invisibili. Il primo incontro di orientamento &#232; gratuito. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>VUOI SCRIVERE LA TUA STORIA? </strong>Laboratorio di scrittura autobiografica organizzato da <strong>La Piccola llibreria italiana</strong> di Barcellona, Pla&#231;a Sant Vicen&#231; de Sarri&#224;, 2: I luoghi della memoria: 7.5 e 21.5, Ricordare le emozioni: 4.6 e 18.6. Ore 10.00-12.00. Per informazioni e iscrizioni: info@lapiccola.cat.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni tanto si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: <em>La stanza da letto</em>.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti per ricevere la newsletter gratuitamente.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il blackout e il rumore di fondo che non sentiamo]]></title><description><![CDATA[Nove ore di blackout in Spagna e qualche riflessione sparsa]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/il-blackout-e-il-rumore-di-fondo</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/il-blackout-e-il-rumore-di-fondo</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Tue, 29 Apr 2025 13:29:21 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F025de934-504e-457a-886c-e7538c38e5e8_1280x853.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il blackout &#232; un po&#8217; come la tempesta di Fortnite, ma al contrario. Invece di restringersi, si allarga. All&#8217;inizio pensi che sia un problema solo tuo, proprio adesso che hai cambiato il contratto perch&#233; l&#8217;ultima bolletta era stellare, sar&#224; andato storto qualcosa, vatti a fidare dei call center. Poi scopri che il citofono non va, quindi il problema &#232; del palazzo. Poi scrivi all&#8217;amica che vive una strada pi&#249; gi&#249; e s&#236;, anche lei &#232; senza luce. E in quel momento ti dicono che a Barcellona sono senza luce. A Barcellona? Anche li? <strong>Un attimo dopo, il blackout &#232; nazionale, anzi, internazionale</strong>, sono senza luce anche in Portogallo e pure in Francia, dicono. </p><p><strong>&#200; una strana sensazione, essere accomunati dal buio.</strong> Proprio quando i cellulari smettono di funzionare, quando spegni il pc per conservare un po&#8217; di batteria, quando non puoi accendere la televisione, ti ritrovi in sintonia con il resto della penisola. <strong>Se i telefoni servono per comunicare, i blackout in un certo modo ci riescono perfino meglio. </strong>E non solo con il resto della penisola, anche con i vicini. Nella mia strada all&#8217;improvviso era tutto <strong>un risuonare di voci</strong>. Certo, una delle ragioni era l&#8217;impossibilit&#224; di usare il citofono. &#8220;Facciamo all&#8217;antica&#8221; scherza una vicina, mentre urla il nome della suocera perch&#233; le apra. E la cosa curiosa &#232; che siamo tutti l&#236;, con le orecchie tese, pronti a uscire in balcone. Qualcuno a caccia di notizie, qualcuno perch&#233; non sa come passare il tempo, qualcuno perch&#233; ha bisogno di qualcosa. Spenti i cellulari, ci ritroviamo a chiacchierare.</p><p>No, <strong>non &#232; un elogio del blackout</strong>. Non farei un elogio del blackout se in quel momento fossi stata in ospedale, a spasso in un tunnel della metropolitana, nell&#8217;ingorgo davanti a un semaforo spento o chiusa in un ascensore da sola. Non l&#8217;ho fatto neanche mentre vedevo scendere la percentuale della batteria e cercavo di immaginarmi come sarebbe stato restare senza cellulare. Senza radio. Senza computer. Senza televisione. E senza soldi, perch&#233; sorpresa! se non hai contanti in casa non puoi comprare un bel niente e nei pochi negozi aperti la gente usava la torcia del cellulare per leggere i prezzi dei prodotti e capire che cosa acquistare. </p><p>Nove ore senza luce, e senza conseguenze gravi a parte qualche congelato da buttare a fine giornata e una lavatrice lasciata a met&#224;, ti infilano per un po&#8217; in una pelle diversa. Quanto tempo sono capace di restare senza controllare X e i social, mentre mi aggiro per casa con il cellulare spento in mano? <strong>Quanto tempo libero e quanti sensi allerta scopro di avere, una volta rimasta senza luce? </strong>&#200; banale, banalissimo, sembra di leggere uno di quegli insopportabili articoli contro la tecnologia, ma nel momento in cui non puoi chiedere alla rete, ritrovi davvero una sensorialit&#224; diversa. Lavori con carta e penna, ti guardi attorno di pi&#249; e <strong>cerchi i segni di cui hai bisogno attorno a te</strong>, fra i vicini, per strada, nelle voci che ti risuonano attorno, nella luce che cala a poco a poco, nei suoni che ci sono e in quelli che mancano, in quel che cambia e in quel che resta identico.</p><p>Nove ore senza luce (che non sono neanche un&#8217;eternit&#224;, anni fa una nevicata ci lasci&#242; senza elettricit&#224; molto pi&#249; a lungo) mi hanno lasciata con la consapevolezza del <strong>rumore di fondo che generano gli schermi in cui affondiamo le nostre giornate</strong>, nel bene e nel male. <strong>&#200; un rumore di fondo quasi impossibile da percepire, tranne quando si spegne, e d&#8217;un tratto torni a sentire tutto il resto. </strong>I vicini chiusi in macchina per sentire la radio, le amiche che trovano finalmente il tempo per quella passeggiata, una adolescente che apre un libro dopo mesi, <strong>la strada che diventa luogo dove stare, non solo dove passare, le persone attorno a te che diventano risorse, non solo presenze passeggere</strong>.</p><p>Durante un blackout, mentre ti lamenti perch&#233; non c&#8217;&#232; luce, premi comunque l&#8217;interruttore appena entrata in bagno. E ti stupisci comunque che non si accenda la luce. Allo stesso modo, andavo in giro per casa con il cellulare in mano lamentandomi di non poterlo usare, ma senza riuscire a mollarlo. Senza mezzi di trasporto e senza rete mobile ero pi&#249; lontana da tutto, e per chi vive in un Paese diverso da quello in cui &#232; nata quel &#8220;lontana&#8221; ha tante connotazioni diverse, ma al tempo stesso ero pi&#249; vicina a quel che avevo attorno. Forse avrei dovuto capirlo prima, ma ieri ho avuto la prova che <strong>il prezzo da pagare per essere connessa con il resto del mondo &#232; sconnettersi dalla realt&#224; in cui ti trovi, almeno in parte</strong>. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Ogni tanto comunque il cellulare qualche segnale lo dava. Come quando, a met&#224; pomeriggio, mi &#232; arrivata <strong>la notifica della banca</strong>. Mi avevano appena addebitato la bolletta della luce stratosferica dei mesi precedenti. Anche i blackout, pare, hanno il senso dell&#8217;umorismo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/il-blackout-e-il-rumore-di-fondo?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fil-blackout-e-il-rumore-di-fondo%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>I laboratori di scrittura autobiografica </strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera raccontare la propria storia e non sa come farlo. Sconto per tutte le donne che vogliono scrivere per smettere di sentirsi invisibili. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F6803ae14e96bdb66c8d986dd">qui</a>.</p></li><li><p><strong>RACCONTARE LA MENOPAUSA</strong>: percorso di scrittura autobiografica individuale per raccontarsi e raccontare la menopausa in modo diverso. Info: rosapercaso@gmail.com o <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsurveyheart.com%2Fform%2F67c5f95e89113c1da9f00c50">qui</a>.</p></li><li><p><strong>RACCONTARE LA RABBIA: </strong>laboratorio online dedicato alle emozioni e alla scrittura creativa: 3 e 24 maggio 10.00-12.30 (info: rosapercaso@gmail.com)</p></li><li><p><strong>VUOI SCRIVERE LA TUA STORIA? </strong>Laboratorio di scrittura autobiografica organizzato da <strong>La Piccola llibreria italiana</strong> di Barcellona, Pla&#231;a Sant Vicen&#231; de Sarri&#224;, 2: Il cibo e la memoria: 9.4 e 30.4, I luoghi della memoria: 7.5 e 21.5, Ricordare le emozioni: 4.6 e 18.6. Ore 10.00-12.00. Per informazioni e iscrizioni: info@lapiccola.cat.</p></li><li><p><strong>IL RACCONTO DELLE EMOZIONI NELL&#8217;ARTE</strong>: i video dei due webinar per insegnanti organizzati da <strong>Artonauti </strong>sono online e potete vederli gratuitamente <a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fwww.artonauti.it%2Fwebinar-emozioni-in-arte%2F">sul loro sito</a>.</p></li><li><p>Uno <strong>SPAZIO COLLETTIVO GRATUITO</strong> dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni quattro settimane circa si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: La stanza da letto.</p></li></ul><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti gratuitamente per ricevere la newsletter.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come invecchiano le donne?]]></title><description><![CDATA[E perch&#233; diventano invisibili.]]></description><link>https://robertamarasco.substack.com/p/come-invecchiano-le-donne</link><guid isPermaLink="false">https://robertamarasco.substack.com/p/come-invecchiano-le-donne</guid><dc:creator><![CDATA[Roberta Marasco]]></dc:creator><pubDate>Wed, 23 Apr 2025 08:24:39 GMT</pubDate><enclosure url="iframe.php?url=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa69172d5-2da6-4b4e-970d-71e08f5b7fde_2000x1196.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Viene definito il <strong>&#8220;paradosso donna&#8221;</strong>: le donne vivono pi&#249; a lungo, ma in condizioni di salute peggiori. Anche perch&#233; curate da una medicina al maschile, che considera il corpo femminile una sorta di variante, di eccezione rispetto alla norma. Provate a parlare di menopausa con qualcuno che non sia il vostro ginecologo, e ne avrete la dimostrazione. Con tutte le eccezioni del caso, <strong>il medico di base arrivato in zona utero di solito alza le mani e cede il campo a uno specialista</strong>. Cosa buona e giusta, certo, ma anche l&#8217;apparato respiratorio ha lo specialista che merita, eppure nessuno prenderebbe seriamente un medico che non vi ausculta durante una visita. </p><h3>Il lavoro part time trent&#8217;anni dopo</h3><p>Le donne non invecchiano solo pi&#249; malate. Anche <strong>pi&#249; povere</strong>. Non avere avuto spazio nel mercato del lavoro non si traduce solo in ambizioni frustrate, anche nella mancanza di una pensione dignitosa. <strong>Quel famoso part-time che hai preso a beneficio degli equilibri familiari per poter andare a prendere i figli a scuola adesso pesa sul conto corrente</strong>. Ed ecco un secondo paradosso: tutte le attivit&#224; di cura di cui ci si &#232; fatte carico non solo non portano a una maggiore disponibilit&#224; economica, ma hanno come conseguenza anche <strong>l&#8217;abitudine a non dipendere dagli aiuti altrui</strong>. Le donne anziane fanno ricorso meno degli uomini ai servizi di assistenza, per esempio, perch&#233; sono abituate a cavarsela da sole. E a trovare il modo di riuscirci anche quando in realt&#224; non sono in grado di farlo.</p><p><strong>Quante sono le donne anziane che, pur se in condizioni di salute peggiori del marito, continuano a occuparsi di lui trascurando le proprie necessit&#224;? </strong>Quanti sono i mariti che pretendano che sia cos&#236;, che si rifiutano di essere aiutati, lavati e nutriti da una badante o dai figli, ed esigono che sia la moglie a farlo? <strong>Quante sono le donne che non dormono la notte per paura di non sentire il marito</strong>, nel caso abbia bisogno di loro? Quante sono le donne anziane che tirano il fiato solo una volta in ospedale? Che soltanto di fronte a una malattia - grave - si sentono autorizzate a lasciare che sia qualcun altro a prendersi cura di loro?</p><h3>L&#8217;isolamento sociale</h3><p><strong>Le donne invecchiano sole.</strong> Tendono a risposarsi meno di quanto non facciano gli uomini, perch&#233; se i secondi spesso cercano qualcuno che li alimenti e tenga in ordine la casa al posto loro, non si capisce perch&#233; le prime dovrebbero cercare qualcun altro a cui fare da domestica. Ma invecchiano sole anche perch&#233; sono pi&#249; isolate, <strong>escono meno di casa</strong>, sono meno coinvolte nella vita sociale e hanno meno spazi pubblici in cui riconoscersi e a cui appartenere. </p><p><strong>Quante sono le donne che vanno a fare la spesa per poter scambiare due parole con qualcuno?</strong> Nella biblioteca in cui vado ogni tanto a lavorare trovo spesso uomini anziani che passano due o tre ore a leggere con calma e attenzione i giornali. Mai vista una sola donna. Le donne entrano in biblioteca a prendere libri in prestito e ad accompagnare i nipotini. <strong>Le donne non si fermano, neanche da anziane. L&#8217;efficienza e l&#8217;utilit&#224; non sono pi&#249; solo un obbligo, diventano una forma di autostima, quasi di sopravvivenza. </strong>Quante donne avete visto ferme a osservare i cantieri?</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fsubscribe%3F"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h3>Il racconto collettivo</h3><p>Le ragioni, inutile dirlo, sono molte. Fra queste c&#8217;&#232; un racconto collettivo preciso, che ha fra le sue funzioni anche quella di tenerci a bada, ferme in un ruolo da cui dipendono gli equilibri di potere maschili. Sono anche le battute, le frasi fatte, gli stereotipi accettati socialmente, quegli aggettivi che sembrano innocui, a rendere invisibili, sole e povere le donne anziane.  <strong>I meme sulle madri malate che non si fermano mai, le battute sulle donne che si lamentano</strong>, l&#8217;idea condivisa che una donna che si riposa sia una donna sbagliata, pigra ed egoista, che l&#8217;unica donna che vale qualcosa sia quella stanca e sacrificata. Quanto tardiamo a definire viziata e superficiale una donna che non si spende per gli altri? <strong>Quanto ci aspettiamo dalle donne in termini di cura e di aiuto pratico, a qualunque et&#224;?</strong></p><p>Non solo. <strong>Quanto pesa il giudizio estetico e la condanna ageista sulla scelta di una donna di uscire sempre meno di casa? </strong>Perch&#233; continuiamo ad aspettarci che le donne si trucchino come a vent&#8217;anni, quando chiunque abbia provato a passare la matita nera su una palpebra cinquantenne sa che &#232; come provare a tracciare una riga dritta su un foglio di carta crespa? Gli uomini restano autorevoli anche da anziani. &#200; un&#8217;autorevolezza pi&#249; fragile e sperduta, pi&#249; tenera, ma che si guarda comunque con condiscendenza e simpatia. <strong>Le donne da anziane invece restano infaticabili e devote alle necessit&#224; altrui. Continuano ad avere lo stesso bisogno di cure di un cactus</strong>, puoi scordarti di loro e sopravviveranno comunque, in qualche modo. &#200; questo che ci si aspetta da loro. Ed &#232; questo a farle invecchiare povere, malate e sole.</p><p><strong>Raccontiamoci, allora. </strong>Facciamolo sempre di pi&#249;, sempre pi&#249; spesso, senza aspettare che interessi a qualcuno. Ritroviamo la nostra voce e il nostro punto di vista, per obbligare il mondo a fare posto alla nostra storia. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/p/come-invecchiano-le-donne?utm_source=substack&utm_medium=email&utm_content=share&action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Condividi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Frobertamarasco.substack.com%2Fp%2Fcome-invecchiano-le-donne%3Futm_source%3Dsubstack%26utm_medium%3Demail%26utm_content%3Dshare%26action%3Dshare"><span>Condividi</span></a></p><div><hr></div><h2><strong>I laboratori di scrittura in programma</strong></h2><ul><li><p><strong>PERCORSO DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA INDIVIDUALE: </strong>incontri individuali on line con esercizi personalizzati. Per chi desidera scrivere un testo autobiografico, raccontare la maternit&#224; o la menopausa, per trattenere i ricordi prima che svaniscano o per smettere di sentirsi invisibili. Info: rosapercaso@gmail.com</p></li><li><p><strong>RACCONTARE LA RABBIA: </strong>laboratorio online dedicato alle emozioni e alla scrittura creativa: 3 e 24 maggio 10.00-12.30 (info: rosapercaso@gmail.com)</p></li><li><p><strong>VUOI SCRIVERE LA TUA STORIA? </strong>Laboratorio di scrittura autobiografica organizzato da <strong>La Piccola llibreria italiana</strong> di Barcellona, Pla&#231;a Sant Vicen&#231; de Sarri&#224;, 2: Il cibo e la memoria: 9.4 e 30.4, I luoghi della memoria: 7.5 e 21.5, Ricordare le emozioni: 4.6 e 18.6. Ore 10.00-12.00. Per informazioni e iscrizioni: info@lapiccola.cat.</p></li><li><p>Uno spazio collettivo gratuito dedicato alla scrittura autobiografica: &#232; nato il <strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">gruppo Telegram di </a></strong><em><strong><a href="iframe.php?url=https%3A%2F%2Ft.me%2F%2BcsSI3dQBLUMwYjQ0">Storie a pois</a></strong></em>. Ogni settimana un esercizio diverso su un argomento e ogni quattro settimane circa si cambia argomento. Quello di queste settimane &#232;: La stanza da letto.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertamarasco.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti gratuitamente per ricevere le prossime newsletter</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p></li></ul>]]></content:encoded></item></channel></rss>